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12 marzo 1944 :Eroica morte del leggendario alpinista partigiano “Ettore Castiglioni”

12 marzo 1944 :Eroica morte del leggendario alpinista partigiano “ETTORE CASTIGLIONI”

Guidò e portò in salvo attraverso valichi alpini, ebrei, e perseguitati politici. Nato a Ruffrè (Trento) nel 1908, morto assiderato in Valmalenco il 12 marzo 1944, alpinista.

Ettore Castiglioni è un esponente della media borghesia milanese fra le due guerre, personalità dalle molteplici sfaccettature, con una laurea in giurisprudenza, ma con una netta predilezione per la musica e la letteratura, a suo agio negli accoglienti musei europei, ma che trova nelle alte montagne il suo ambiente più congeniale, tanto da diventare uno dei più provetti alpinisti del suo tempo. Una figura a cui non doveva essere estranea una forte propensione all’introspezione e alla libertà di pensiero.

È con l’armistizio che si rivela appieno l’orientamento democratico di Ettore Castiglioni. Con una dozzina dei suoi allievi alpini, il giovane ufficiale si installa sull’Alpe Berio, sopra Ollmont (Valpelline). L’Alpe Berio, che dista tre ore di cammino dal confine svizzero, diventa la base per aiutare gli antifascisti (e i perseguitati per motivi razziali), a riparare nella Confederazione. Castiglioni e i suoi riescono a portarne in salvo circa un centinaio e, tra questi, anche Luigi Einaudi, che diventerà poi il primo Presidente eletto della Repubblica italiana. 

In Valpelline si trova al posto giusto nel momento giusto. Ha un’esperienza di esperto alpinista che può mettere al servizio della causa delle vittime del fascismo. Si mette così ad organizzare spedizioni oltre il confine con la Svizzera per i difficili sentieri di montagna mettendosi alla testa di piccoli gruppi di profughi che di volta in volta gli vengono indirizzati da amici combattenti antifascisti.
Il soccorso che Castigloni offre alle vittime del fascismo non ha nulla di ideologico o di eroico, è la semplice, spontanea reazione di un uomo che non accetta l’ingiustizia di cui è testimone. Egli è un tranquillo, colto borghese che non sente alcun bisogno di atteggiarsi ad eroe.

Come spesso succede con le persone giuste, non si avverte nessuna enfasi nel suo agire, perché portare soccorso alle vittime della sopraffazione è un compito reso necessario dalla consapevolezza etica, niente di più. Anche se si mette a rischio la vita.Arrestato dalla polizia elvetica durante uno dei suoi tanti passaggi illegali, Castiglioni è trattenuto nelle carceri del Vallese per cinque settimane. Quando è rimesso in libertà e può rientrare in Italia riprende la sua attività. L’11 marzo del 1944, certamente per incarico del CLN, parte con gli sci dalla Capanna Porro, in Valmalenco, per “sbrigare una faccenda a Maloja”.

Ha un passaporto intestato al cittadino svizzero Oscar Braendli, ma la polizia elvetica si avvede del cambio di persona e arresta di nuovo Castiglioni. Rinchiuso al piano superiore dell’Hotel Longhin, il più famoso alpinista italiano dell’epoca viene privato dei pantaloni, delle scarpe e degli sci. Ma ha una missione da compiere e alle cinque del mattino del 12 marzo si cala, con alcune lenzuola annodate, dalla finestra. Senza vestiti adatti, senza attrezzatura si incammina verso l’Italia via Orden, Cavloc, ghiacciaio del Forno, Passo del Forno.

Morirà assiderato e il suo corpo, ritrovato a giugno del 1944 a pochi metri dal confine, sarà tumulato a Chiesa in Valmalenco (Sondrio). Nel giugno del 2006, presso il Centro di formazione e vacanze di Salecina, si è tenuto un convegno sul tema “La frontiera Sud dei Grigioni 1943-1945. Profughi, partigiani, spie, contrabbandieri e l’alpinista Ettore Castiglioni”.

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