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12 settembre 1943: la strage di Barletta

12 settembre 1943: la strage di Barletta

Quando l’8 settembre 1943 fu firmato l’Armistizio con gli Alleati, l’Italia esultò.A tutti, infatti, sembrava imminente la fine della guerra.Il conflitto, incautamente intrapreso dal regime di Mussolini al fianco della Germania nazista, si era rivelato rovinoso e oltremodo drammatico.

 

Tuttavia, ogni speranza di pace fu smentita dall’occupazione tedesca e dalle terribili efferatezze che i nazisti effettuarono nel nostro Paese per vendetta.L’eccidio di 11 vigili urbani e 2 netturbini, compiuto a Barletta il 12 settembre 1943, è tutt’ora ricordato come il primo atto di rappresaglia compiuto dai nazisti sul territorio italiano.

Questi i fatti

Gli anglo-americani, qualche giorno prima, avevano liberato la Sicilia e stavano invadendo, da Sud, la nostra Penisola.Alle due del mattino dell’11 settembre, il generale Caruso, comandante del IX Corpo d’Armata, avvertì tutte le truppe di stanza in Puglia di considerare le truppe germaniche come nemiche e di agire di conseguenza.

Il colonnello Grasso, comandante del presidio militare di Barletta, decise di sistemare i suoi uomini, cinquecento circa, tutt’ intorno alla città.Nella mattinata inoltrata, attorno alle 11, avvenne un primo scontro con le truppe tedesche che arrivavano da Andria.I soldati italiani riuscirono a resistere, ma il colonnello Grasso chiese invano dei rinforzi.

Gli aiuti sperati non arrivarono mai e il giorno dopo, sul cielo della città comparvero tre aerei Stukas, dai quali venne paracadutato un reparto di parà tedeschi che marciò subito verso Barletta.Alle nove del 12 settembre i soldati nazisti presero il castello, sede del presidio militare italiano: il colonnello Grasso (poi deportato in un campo di concentramento) e i suoi soldati furono costretti ad arrendersi.Verso le 13.00 una motocarrozzetta tedesca, con a bordo quattro soldati, stava percorrendo la strada vecchia del cimitero cittadino; dopo aver eluso un blocco vicino l’Ofanto, s’imbatte in un’imboscata: un soldato restò ucciso, un altro ferito.

Giunti in piazza Roma (oggi piazza A. Moro), i tedeschi furono nuovamente attaccati: un ufficiale venne ucciso da un civile con il fucile e uno fatto prigioniero.Alla scena assistettero, impotenti, tre vigili, in servizio nel vicino Ufficio annonario.A seguito di questi fatti, la mattina del 12, l’invasione tedesca si fece più cruenta: i nazisti cominciarono a sparare indiscriminatamente su militari e civili inermi, cannoneggiarono i monumenti e l’ospedale.

Un colpo di carro armato colpì il Palazzo delle Poste, quindi i tedeschi, con l’obiettivo di neutralizzare ogni caserma militare, si diressero anche verso l’ufficio dei vigili urbani.Il maresciallo Francesco Capuano, ordinò ai vigili presenti, e a due netturbini, di chiudere l’ufficio e rifugiarsi in un magazzino di frutta lì vicino, ma non ci fu abbastanza tempo.I tedeschi irruppero nel palazzo e trascinarono fuori, con le mani alzate, tutti i prigionieri.Condotti vicino al muro del lato meridionale dell’edificio postale di piazza Caduti, essi vennero barbaramente trucidati.

Questi i loro nomi: Antonio Falconetti, Pasquale Del Re, Luigi Iurilli, Michele Spera, Gioacchino Torre, Nicola Cassatella, Luigi Gallo, Pasquale Guaglione, Vincenzo Paolillo, Francesco Gazia, Savino Monteverde, Michele Forte.Solo Falconetti F. Paolo si salvò, ferito e coperto dagli altri corpi: verrà salvato dopo ore da Addolorata Sardella.I segni di quel terribile giorno sono ancora oggi visibili, nel muro sinistro dell’Ufficio Postale: i buchi lasciati dai proiettili non sono mai stati ricoperti, a perenne ricordo di quel tragico avvenimento.L’occupazione nazista a Barletta durò fino al 24 dello stesso mese, poi la città venne liberata degli Alleati.

 

Il comune di Barletta fu insignito della medaglia d’oro al valor civile

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