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13 aprile 1945 – Il partigiano Antonio Ceron “22 anni”viene sottoposto ad atroci torture dai fascisti perché denunciasse i compagni della sua organizzazione. 

13 aprile 1945 – Il partigiano Antonio Ceron “22 anni” viene sottoposto ad atroci torture dai fascisti perché denunciasse i compagni della sua organizzazione.
Nato a Villanova (Padova) nel 1923, ucciso a Campodarsego (Padova) il 13 aprile 1945, contadino, Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.

E’ nato nel 1923, a Villanova di Camposampiero (Padova), prima del serviziomilitare lavorava in un caseificio e aiutava il padre nell’azienda agricola paterna amezzadria .L’otto settembre 1943 scappa da Tarquinia, dove si trovava a fare il militare nei paracadutisti della Brigata “Folgore” e ritorna a casa.Fin dai primi giorni entra a fare parte della Brigata “Guido Negri”, formata da giovani dell’Azione Cattolica e seguita dal sacerdote don Antonio Pegoraro che sarebbe poi diventata protagonista di numerose azioni contro gli occupanti e alle quali il giovane contadino partecipò con grande coraggio.  Ceron essendo un esperto di trasmissioni viene incaricato dal Comitato di Liberazione Nazionale Veneto, che ha sede a Padova, di mantenere i contatti con gli alleati anglo-americani. Lui non trova di meglio che istallare la trasmittente vicino ad un comando militare tedesco.Di lì, per mesi e mesi, riuscì a trasmettere notizie molto importanti agli Alleati, unendo le informazioni che gli pervenivano dal C.L.N. a quelle che riusciva ad ottenere bazzicando per gli uffici tedeschi. Dopo le trasmissioni nascondeva la valigia contente la ricetrasmittente nell’alzata della scala di legno dell’abitazione paterna nella fattoria Carlo Bassi. Antonio Ceron accortosi che I radiogoniometri tedeschi l’avevano intercettato aveva comunicato la sospensione delle trasmissioni. Tutta la zona di Villanova fu setacciata e anche la fattoria di Carlo Bassi, un soldato tedesco, battendo con il calcio del fucile i gradini di legno della scala dell’abitazione del Ceron, individuò la ricetrasmittente. I militari tedeschi arrestarono Antonio Ceron e i parenti. Antonio fu portato nella
sede delle brigate nere di Campodarsego, dove, fu torturato dai fascisti  in modo disumano per ottenere delle informazioni relative alla formazione della Brigata partigiana “Guido Negri”.Fu picchiato,e coperto di benzina, gli bruciarono la lingua con un tizzone ardente e gli diedero fuoco. Al comando dei torturatori vi era Alfredo Allegro della milizia repubblicana di Padova. Seviziato a morte, i tedeschi lo lasciarono libero di andare, allontanatisi fu ucciso da una raffica sparatagli dai fascisti.

Notizie rilevate dal libro: “La terra e il sangue” di Giuseppe Fabris. Vita emblematica di un giovane contadino veneto nella guerra partigiana. Il libro è reperibile nella biblioteca dell’Istitutoper la Storia della Resistenza – Padova e presso il circuito bibliotecario di Abano Terme (Padova).

 

 

Cippo posto vicino al ponte sul Muson dei Sassi a Campodarsego – centro (Padova) a
memoria dove Antonio Ceron fu ucciso.
Murelle di Villanova di Camposamiero (Padova): il paese natio di Antonio Ceron
ricorda con un monumento dedicato ai Caduti di tutte le guerre in particolare per
Antonio Ceron (medaglia d’oro al valore militare

Onorificenze
Medaglia d’oro al valor militare :

 

«Non ancora ventenne accorreva all’appello della Patria oppressa profondendo il suo giovanile entusiasmo nel rincuorare i dubbiosi e fare nuovi proseliti alla causa. In numerose azioni e combattimenti emergeva per intelligenza e indomito valore. Catturato ed invitato a denunciare capi e commilitoni, rifiutava recisamente; denudato, percosso, cosparse le carni di benzina ed arso, taceva ancora, trafittagli la lingua con un ferro rovente opponeva ancora con fierezza il silenzio ad ogni più raffinata tortura. Apparentemente lasciato in libertà, veniva brutalmente abbattuto a colpi di mitra mentre si trascinava barcollante, infranto ma non domo. Il silenzio suo trascende i limiti dello eroismo umano e tocca le sublimi altezze della totale dedizione alla più nobile delle cause.»
— Campodarsego, 11 aprile 1945

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