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14 Agosto 1944 -La partigiana Irma Bandiera viene assassinata dai fascisti

“…Fatta prigioniera, Irma fu prima imprigionata a San Giorgio di Piano e poi consegnata a Tartarotti perché l’interrogasse. Aveva con sé dei documenti cifrati e le autorità fasciste volevano sapere da lei chi fossero i capi del movimento e dove fossero le basi. Fu torturata per ore e giorni, inutilmente, perché lei non fece nessun nome. le cavarono gli occhi con una baionetta…Era ancora viva,quando il 14 agosto gli aguzzini la scaraventarono sul marciapiede, al Meloncello, sotto la finestra dei genitori. Uno disse: “Ma ne vale la pena? Dacci qualche nome, e potrai entrare in casa, farti curare… Dietro questa finestra ci sono tua madre e tuo padre”.
Mimma non rispose. La finirono con una raffica di mitra, e se ne andarono imprecando.”

Irma Bandiera, nome di battaglia “Mimma”, da Angelo e Argentina Manferrari; nata l’8 aprile 1915 a Bologna; ivi residente nel 1943. Licenza elementare.
Aderente al PCI, appartenne alla 7a brigata GAP Gianni Garibaldi nella quale svolse la funzione di staffetta e di gappista.

La sera del 7 agosto anche Irma fu arrestata a casa dello zio, insieme ad altri due, e rinchiusa anch’essa nelle scuole di San Giorgio, ma isolata dai compagni. Venne poi tradotta a Bologna. Probabilmente i fascisti sapevano parecchie cose su di lei e credevano di ottenere informazioni.

I familiari la cercarono alle Caserme Rosse di via Corticella , il centro di smistamento per i deportati, e sperarono anche fosse fra i detenuti liberati dall’azione temeraria dei gappisti nel carcere cittadino di San Giovanni in Monte, il 9 agosto. La madre continuò a cercarla, insieme alla sorella, in Questura e al comando tedesco di via Santa Chiara 6/3. Irma resistette alle torture fino alla fine, senza mai parlare.
Preservando in tal modo molti suoi compagni. La mattina del 14 agosto una persona informò i  parenti che il corpo inanimato di Irma si trovava sul selciato vicino allo stabilimento della ICO, fabbrica di materiale sanitario. “Mimma” venne lasciata in vista dagli aguzzini per una giornata, come disumano monito. Poi fu portata all’Istituto di Medicina Legale di via Irnerio dove un custode, amico della Resistenza, scattò le foto del viso devastato dalle torture. Venne infine sepolta alla Certosa, accompagnata dai familiari e qualche amica.


Riconosciuta partigiana dall’1 ottobre 1943 al 14 agosto 1944. Al suo nome venne intestata l’organizzazione sappista della città di Bologna: 1a brigata Irma Bandiera Garibaldi. Le è stata conferita la medaglia d’oro alla memoria .
La federazione bolognese del PCI il 4 settembre 1944 pubblicò un foglio volante nel quale, ricordando il sacrificio della Bandiera, incitò i bolognesi ad intensificare la lotta contro i nazifascisti.

Una strada di Bologna è stata intestata al suo nome. Anche Argelato, Castel Maggiore, San Giorgio di Piano, Malalbergo e Molinella le hanno intestata una strada. [Luigi Arbizzani]
E’ sepolta nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordata nel Sacrario di Piazza Nettuno e nel Monumento alle Cadute partigiane a Villa Spada.

Medaglia d’Oro al Valor Militare
“Prima fra le donne bolognesi ad impugnare le armi per la lotta nel nome della libertà, si battè sempre con leonino coraggio. Catturata in combattimento dalle SS tedesche, sottoposta a feroci torture non disse una parola che potesse compromettere i compagni. Dopo essere stata accecata, fu barbaramente trucidata sulla pubblica via. Eroina purissima degna delle virtù delle italiche donne, fu faro luminoso per tutti i Patrioti bolognesi nella guerra di Liberazione”

A Bologna, nella strada a lei intitolata, è presente una lapide alla sua memoria:

« Irma Bandiera
Eroina nazionale
1915 – 1944
Il tuo ideale seppe vincere le torture e la morte
La libertà e la giovinezza offristi
Per la vita e il riscatto del popolo e dell’Italia
Solo l’immenso orgoglio attenua il fiero dolore
Dei compagni di lotta
Quanti ti conobbero e amarono
Nel luogo del tuo sacrificio
A perenne ricordo
Posero »

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