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16 febbraio 1926 : Il giornalista torinese antifascista Piero Gobetti muore a Parigi

16 febbraio 1926 : Il giornalista torinese antifascista PIERO GOBETTI duramente picchiato dai fascisti muore a Parigi in seguito alle ferite

A soli 17 anni fonda la rivista «Energie Nove» (1918-1920), organo di un gruppo di studenti liceali che, per la serietà dei suoi contenuti, ottiene ben presto ampi riconoscimenti nazionali. La rivista richiama all’Unità di Gaetano Salvemini e in essa sono integrati gli inviti al rinnovamento morale dell’idealismo dei vari Croce, Prezzolini e, soprattutto, Gentile.

Le intenzioni erano quelle di portare un po’ di spiritualità nella cultura di oggi povera e priva di affetti, suscitando nuovi movimenti di idee.Nel settembre del ’25 è duramente picchiato a Torino, lasciato esanime sulla porta di casa, con gravi ferite invalidanti.Costretto a espatriare in Francia, mai più riavutosi dalle ferite, muore esule a Parigi nel febbraio del 1926. Saggista e autore di numerosi scritti culturali e politici pubblicati in Italia e all’estero, simbolo del liberalismo progressista sensibile al riscatto delle classi lavoratrici.

Esponente della sinistra liberale progressista, collegata con l’intellettuale meridionalista Gaetano Salvemini. Estimatore di Antonio Gramsci e del giornale socialista e poi comunista Ordine Nuovo, Gobetti si avvicina al proletariato torinese, divenendo attivo antifascista.Nel 1922 promuove la nascita della rivista Rivoluzione Liberale che via via diventa centro di impegno antifascista di segno liberale, collegato ad altri nuclei liberali di Milano, Firenze, Roma, Napoli, Palermo.Il 23 novembre del 1922 scrive il profetico “L’elogio della ghigliottina” : “Il Fascismo è stato l’autobiografia della nazione, ne Mussolini ne Vittorio Emanuele Savoia hanno virtù di padroni, ma gli Italiani hanno bene l’animo di schiavi………il Fascismo ha avuto almeno questo merito, di offrire la sintesi delle storiche malattie Italiane, retorica, cortigianeria, demagogismo, trasformismo……….

Gobetti si sposa con Ada  “l’amore della sua vita” a gennaio del 1923. A febbraio viene arrestato per “sospette” attività antinazionali. Al numero 6 di via Fabro, a Torino, la casa dove Piero Gobetti e Ada hanno vissuto dopo il matrimonio, ora c’è il Centro Studi Piero Gobetti, lo spazio dedicato ai giovani, agli studiosi e alla ricerca fondato nel 1961 per iniziativa della moglie Ada Prospero, del figlio Paolo, della nuora Carla e di alcuni amici di Piero, Felice Casorati, Giulio Einaudi, Alessandro Passerin d’Entrevès, Franco Venturi.

Dalle finestre di quell’alloggio Ada segue Piero partire sotto la neve per Parigi il 2 febbraio del 1926, in fuga da Mussolini che mandava dispacci al prefetto di Torino chiedendo attenzione per “quell’insulso oppositore del governo e del fascismo”. Finché durerà il fascismo, dirà Gobetti “non metterò più piede in Italia, morto o vivo”. Più volte arrestato nel ’23-24 dalla polizia fascista, la sua rivista ripetutamente sequestrata. 

L’11 febbraio Piero scrive ad Ada poche righe: “Non ti scrivo più perché sono molto stanco. Saluta Poussin (il nomignolo con cui i genitori chiamavano il figlio di pochi mesi). Gli amici per ora non mi scrivano: scriverò io”. E’ la sua ultima lettera. Il 14 febbraio, a poche ore dalla morte del marito, Ada, ignara, prova a mantenere il sorriso che gli aveva promesso: “Mi dici che sei stanco: non preoccuparti se non puoi scrivermi a lungo, ma procura di non affaticarti troppo e di averti molti riguardi: te ne supplico anche in nome del Pussin. Non correre troppo in cerca di alloggi – avrai già tante altre cose da fare!.

Cerca di trovare un buco qualunque, provvisorio: quando ci sarò io provvederemo…Se mi fai sapere il nuovo indirizzo ti manderò un piccolo pacco coi fazzoletti e altre piccole cose”. Bobbio ricorda l’ultima lettera inviata a un amico per non allarmare la moglie: “Sono a letto con la febbre e naturalmente ti chiedo di non scrivere nulla sulla mia condizione ad Ada”. La notizia della morte arriva al liceo classico Gioberti, dove in cattedra c’è Umberto Cosmo e fra i banchi Norberto Bobbio, otto anni più giovane di Gobetti che lì aveva studiato pochi anni prima. Cosmo legge la notizia pubblicata su La Stampa, aggiungendo “alcune parole sue pronunciate con profonda commozione”, ricorda Bobbio. Quello stesso anno il  professore di italiano è costretto ad abbandonare la scuola perché antifascista.

Il 20 febbraio, La Stampa dedica una colonna al funerale, un articolo in cui ricostruisce anche le ultime ore, le speranze che potesse riprendersi: “Stamattina alle 9, nella Cappella della Chiesa di St.Honorè nella piazza Victor Hugo hanno avuto luogo le esequie di Piero Gobetti. La notizia della fine immatura del giovanissimo scrittore torinese, diffusa ieri dai giornali, aveva adunato attorno al feretro, che l’affetto degli amici aveva provveduto a coprire di fasci di fiori, numerose personalità francesi, appartenenti al mondo politico e giornalistico, oltre ai componenti dei principali giornali”.

Il

17 febbraio un trafiletto compare a pagina 3 sul quotidiano francese La Volonté: “Piero Gobetti è morto a Parigi. E’ stato il più giovane e il più coraggioso editore italiano”, è il titolo. Il 25 febbraio  gli inglesi del  Manchester Guardian gli rendono omaggio un anno dopo la visita di Gobetti a Londra: “Molto raramente abbiamo il privilegio di entrare in contatto con una vita così breve e così intensamente splendida”. Più freddo  il riconoscimento dell’Unitàdel 17 febbraio: “Malgrado i difetti insiti nella sua mentalità, e nella sua origine culturale, Piero Gobetti fu un sincero amico della classe operaia, e appartenne anche alla rara schiera degli intellettuali italiani i quali seppero accostare con onesto sforzo verso le aspirazioni e la lotta fondamentale del proletariato”.

2 commenti su “16 febbraio 1926 : Il giornalista torinese antifascista Piero Gobetti muore a Parigi

  • Febbraio 17, 2019 alle 12:47
    Permalink

    Negli stessi anni, mio nonno Giuseppe, comunista e antifascista, fu bastonato dalla feccia fascista e, anche lui, morì poco dopo. Aveva 5 figli.

    Rispondi
    • Febbraio 18, 2019 alle 0:46
      Permalink

      Ciao, ci puoi raccontare la storia di tuo nonno<< Rispondi

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