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16 febbraio del 1945, i fascisti fucilano il partigiano Renato Campi

16 febbraio del 1945, i fascisti fucilano il partigiano Renato Campi

..”Il 12 febbraio gli sgherri della milizia fascista irrompono nella casa del padre, Renato viene arrestato a portato a Villa Merli, sede dell’Upi, in via Trento e Trieste, tristemente nota come luogo di sevizie sugli arrestati… Trasferito alla caserma Muti di via Ettore Sacchi, viene portato davanti ad un sedicente ‘tribunale straordinario di guerra’ della guardia nazionale repubblicana che lo condanna a morte. Alcuni giorni dopo, alle 6 del mattino del 16 febbraio, viene fatto uscire dalla caserma per l’esecuzione.

Renato volle fare a piedi tutto il viale Po, attraversando quella piazza che lo aveva visto festante nei giorni della fiera di San Pietro. Senza tentennamenti – non indossa nemmeno la giacca, siamo in febbraio – arriva al poligono di tiro che si trovava in fondo al viale Po, sulla destra, dopo la ferrovia per Piacenza e la via Eridano, sul terreno poi occupato dalla raffineria. Arrivati – scortato dai militi fascisti sul piazzale del poligono di tiro – si trovano di fronte all’edificio sull’ingresso del quale era posta una targa con la scritta ‘Vietato l’ingresso agli estranei’. “Allora io non posso entrare” – egli disse rivolto ai militi che lo scortavano. Lo fecero andare avanti e lo misero davanti al plotone di esecuzione, lui chiese di non essere bendato e disse “Fatemi morire bene. Viva l’Italia”. Queste furono le sue ultime parole. Una scarica di fucileria, ordinata da un capitano della milizia fascista, purtroppo un cremonese con negozio a fianco del Duomo che andava a fare anche i rastrellamenti di giovani che non si erano presentati per essere arruolati, stroncava così la vita di un ragazzo di vent’anni. Due mesi dopo sarebbe finita la terribile guerra”.Renato Campi, venti anni, non risponde alla chiamata alle armi della Repubblica Sociale e si aggrega alle formazioni partigiane della Val d’Arda. Sfuggito ai feroci rastrellamenti dell’inverno 1944-45, ritorna a Cremona e si mette in contatto con i partigiani che operano nel cremonese, qui venne catturato dai fascisti e interrogato a lungo per estorcerle notizie sull’organizzazione partigiana cremonese che ben conosceva. Nonostante i maltrattamenti subiti non parlò e per questo venne condannato a morte. Fu condotto a piedi dalla caserma Muti al poligono di tiro presso il fiume Po e lì fucilato il 16 febbraio del 1945.

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