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21 febbraio 1944, i fascisti fucilano Alfonso Paltrinieri e Arturo Anderlini .

21 febbraio 1944, i fascisti fucilano Alfonso Paltrinieri e Arturo Anderlini .

Alfonso Paltrinieri: nato a Rosario di Santa Fé il 14 luglio 1894 da una coppia di modenesi emigrati in Argentina. Rientrato in Italia, acquista una tenuta a San Felice sul Panaro, apre una piccola azienda casearia, si sposa e ha cinque figli.

Cattolico fervente, non ama la violenza fascista; dopo l’8 settembre 1943, si adopera per salvare i militari alleati che fuggono dai campi di prigionia. All’inizio dell’inverno i fascisti scoprono un paracadutista inglese nella sua casa; Paltrinieri è arrestato e rinchiuso nelle celle dell’Accademia Militare. Viene fucilato al poligono di tiro della Sacca insieme ad Arturo Anderlini il 22 febbraio 1944.

Dopo l’8 settembre 1943 diversi antifascisti modenesi formano la Commissione Clandestina per l’assistenza ai militari delle Nazioni Unite, una rete che nasconde, soccorre e assiste i soldati alleati fuggiti dai campi di prigionia del modenese, dell’Emilia e del Veneto.Questa struttura si avvale del contributo di Arturo Anderlini, uno degli ottici più stimati della città, che s’impegna nel salvataggio dei fuggiaschi stranieri insieme ad alcuni esponenti comunisti e socialisti, alle organizzazioni cattoliche – rappresentate inmaniera brillante da Don Elio Monari – e a personaggi della società civile.

Negli ultimi giorni di gennaio la maggior parte dei militari alleati ha già raggiunto destinazioni sicure, ma alcuni ex-prigionieri sono ancora a Modena e corrono gravi rischi per la loro immediata riconoscibilità. Quando il Tenente inglese Leather Godwin ha bisogno di cure, Anderlini chiede l’aiuto di un medico, ma la paura delle ripercussioni penali induce il dottore a denunciare l’animatore della rete clandestina. All’inizio di gennaio, i fascisti arrestano Anderlini insieme a Chiarina Rognoni e Dalma Malagoli: i tre finiscono in carcere e vivono quaranta giorni di passione. Dietro le sbarre, Anderlini incontra Alfonso Paltrinieri – un agiato e devoto possidente di San Felice sul Panaro che ha ospitato alcuni prigionieri inglesi ed è stato arrestato insieme alla moglie Ines Gallini e a Vittorio Piva – e Fortunato Cavazzoni, un agricoltore di Nonantola che è stato arrestato insieme a due dei suoi figli il 18 gennaio per aver offerto ospitalità a un soldato del Commonwealth evaso dal campo di prigionia.

ARTURO ANDERLINI
Martire della Resistenza

Nato a Modena nel 1896, fucilato a Modena il 22 febbraio 1944, commerciante.
Aveva aderito al Partito d’Azione clandestino e, dopo l’8 settembre 1943, il suo negozio di ottica, aperto nel 1920 ai piedi della Ghirlandina, era diventato un centro di attività del Comitato antifascista. Arrestato e processato da un Tribunale militare messo in piedi per la circostanza, il commerciante – che aveva contribuito alla salvezza di molti prigionieri alleati e di alcuni ebrei modenesi – era stato condannato a morte come “traditore e mercante della Patria” (così fu annunciata nei manifesti fascisti la sua fucilazione e quella dell’industriale Alfonso Paltrinieri).
Poco dopo la fucilazione di Anderlini, prese il suo nome una formazione partigiana (operante nell’Alto Appennino modenese), che avrebbe contribuito alla proclamazione della “Repubblica di Montefiorino”.
Nel dopoguerra, a Modena, hanno intitolato ad Arturo Anderlini una via e una scuola.

Il 21 febbraio 1944 il Tribunale Straordinario di Guerra si riunisce a Palazzo Ducale e condanna alla fucilazione Anderlini e Paltrinieri; è la seconda pena capitale inflitta nella città di Modena, dopo quella comminata contro Carlo Tincani e Ultimo Martelli nei primi giorni del 1944. Mentre la sentenza viene pronunciata, Fortunato Cavazzoni muore in circostanze mai del tutto chiarite: i figli vengono scarcerati, ma non possono vedere il corpo del padre. All’alba del giorno successivo, i due detenuti sono condotti al Poligono di Tiro della Sacca e vengono soppressi con raffiche al petto.

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