Crea sito

21 settembre 1990 : il pm Rosario Angelo Livatino viene assassinato dalla mafia.

Il 21 Settembre rappresenta la storica ricorrenza dell’omicidio del giudice Rosario Livatino, martire della Giustizia e esponente di spicco della lotta alla mafia in Sicilia. Il magistrato Rosario Livatino nacque a Canicattì il 3 ottobre 1952. Studente brillante fin dall’inizio, aveva seguito le orme del padre Vincenzo laureandosi con lode e in giovane età presso la facoltà di Giurisprudenza di Palermo.

Successivamente vinse il concorso in magistratura divenendo giudice presso il tribunale di Agrigento. Il magistrato Rosario Livatino aveva appena 38 anni quando la mattina del 21 settembre 1990 venne inseguito e ucciso lungo la strada statale SS 640, tra Agrigento e Caltanissetta. Stava andando al lavoro, al tribunale di Agrigento, quando fu affiancato dall’auto e da una moto dei suoi assassini.

 

Dopo lo speronamento dell’auto su cui viaggiava, Livatino, a quel punto, tentò di fuggire per i campi, prima di essere raggiunto e attinto da un colpo di pistola in faccia. Il giudice viaggiava da solo a bordo della sua Ford Fiesta rossa, avendo esplicitamente rifiutato la scorta in quanto la per lui l’unica preoccupazione era la vita dei cittadini. Dopo la drammatica e violenta morte del magistrato, soprattutto grazie alla testimonianza di Pietro Ivana Nava, sono stati individuati e condannati all’ergastolo gli esecutori ed i mandanti dell’omicidio, che costituivano un vero e proprio commando formato da quattro ventenni appartenenti alla cosiddetta “stidda”, ovvero l’associazione mafiosa che, secondo i magistrati, si contrapponeva a Cosa Nostra.

Come riportato nella sentenza di condanna dei suoi assassini, il giudice è stato ucciso perché “perseguiva le cosche mafiose impedendone l’attività criminale, laddove si sarebbe preteso un trattamento lassista, cioè una gestione giudiziaria se non compiacente, almeno, pur inconsapevolmente, debole, che è poi quella non rara che ha consentito la proliferazione, il rafforzamento e l’espansione della mafia”. Interessante è anche il pensiero del giudice riguardo alla figura del magistrato: «L’indipendenza del giudice non è solo nella propria coscienza, nella incessante libertà morale, nella fedeltà ai principi, nella sua capacità di sacrifizio, nella sua conoscenza tecnica, nella sua esperienza, nella chiarezza e linearità delle sue decisioni, ma anche nella sua moralità, nella trasparenza della sua condotta anche fuori delle mura del suo ufficio, nella normalità delle sue relazioni e delle sue manifestazioni nella vita sociale, nella scelta delle sue amicizie, nella sua indisponibilità ad iniziative e ad affari, tuttoché consentiti ma rischiosi, nella rinunzia ad ogni desiderio di incarichi e prebende, specie in settori che, per loro natura o per le implicazioni che comportano, possono produrre il germe della contaminazione ed il pericolo della interferenza; l’indipendenza del giudice è infine nella sua credibilità, che riesce a conquistare nel travaglio delle sue decisioni ed in ogni momento della sua attività».

Alla figura dell’illustre magistrato, vero e proprio martire della Giustizia, si fa riferimento nel film di Di Robilant ‘Il giudice ragazzino’ , del 1994, e nell’omonimo libro, del 1992, scritto da Nando dalla Chiesa (figlio di Carlo Alberto dalla Chiesa). Il documentario “La luce verticale”, prodotto nel 2006, promuove invece la causa di beatificazione del magistrato. Un altro documentario, intitolato “Il Giudice di Canicattì”, fu realizzato nel 2016 da Davide Lorenzano.

Di Marco Cilento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.