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22 maggio 2013 : Muore don Andrea Gallo “il sacerdote degli ultimi e degli antifascisti”

22 maggio 2013 : Muore don Andrea Gallo “il sacerdote degli ultimi e degli antifascisti”

Il 22 maggio di sei  anni fa, ci lasciava uno dei più grandi sacerdoti italiani, il prete degli umili, e degli antifascisti. Tuttavia, è morta la carne, ma non l’icona, forte, carismatica, pregna di valori, esperienze ed emozioni che tutt’oggi sanno guidare idee ed ideali dei giovani.

Don Gallo era “il prete rosso”: un presbitero e partigiano italiano, di fede cattolica e ideali comunisti, anarco-cristiani e pacifisti, prete di strada fondatore e animatore della Comunità di San Benedetto al Porto di Genova.

 

Articolo del 22 Maggio 2013 dell’Unità

Si è spento, alle 17,45, Don Andrea Gallo, il prete di strada genovese, fondatore della comunità di San Bnedetto al Porto. Ne da notizia il suoi portavoce, Domenico Chionetti. Nelle settimane scorse il sacerdote era stato ricoverato all’ospedale ma poi, a seguito di un miglioramento, i sanitari avevano deciso per le dimissioni. Don Gallo era tornato nella sua casa, presso la Comunità di San Benedetto, dove, ieri, le sue condizioni erano improvvisamente peggiorate. Il prete è stato monitorato dai medici e accudito dai suoi nipoti, Paolo e Vittorio, che durante la notte sono rimasti al suo fianco. Poi nel pomeriggio, alle 17.45 «il suo cuore ha cessato di battere e Don Gallo ha esalato l’ultimo respiro».

BURLANDO: ORA PARLERAI DI NUOVO CON BATINI
DI PORTO E DI CAMALLI :

«Ora potrai parlare di nuovo con Paride di porto e di camalli. Ciao Andrea». Con questo messaggio su Twitter il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, ha salutato don Gallo, grande amico del leader storico dei camalli del porto di Genova, Paride Batini, scomparso nell’aprile del 2009.

MINISTRO KYENGE:
PERDIAMO VOCE INDIPENDENTE E PREZIOSA :

«Perdiamo una voce indipendente e preziosa, un uomo che con il suo operato ha sempre messo al centro le persone insegnando con azioni dirette, che non esistono emarginati o ultimi ma che la nostra società deve fondarsi sul coraggio delle parole e sull`ascolto reciproco: una tensione verso l`altro che deve essere tradotta in atti di concreta vicinanza». Così la ministra per l`Integrazione Cecile Kyenge. «Parafrasando le parole di Don Gallo – ha proseguito Kyenge – la cosa più importante è che tutti noi si agisca perché i poveri abbiano parola».

BIOGRAFIA :

Nato a Genova il 18 luglio del 1928,  cresce negli oratori e durante la guerra fa il partigiano al comando del fratello nella stessa brigata con Gianni Baget-Bozzo, con cui manterrà sempre rapporti, pur da opposti fronti politici, tanto da partecipare alle esequie del sacerdote ideologo di Berlusconi. Così come terrà l’orazione funebre per Paride Batini, storico console dei Camalli, cantando alla fine «Bandiera Rossa» con la vedova e i familiari.Il giovane Andrea inizia il noviziato nel 1948 con i salesiani, a Varazze, proseguendo poi a Roma il liceo e gli studi filosofici.Nel 1953 chiede di partire per le missioni e viene mandato in Brasile, ma la dittatura lo costringe a tornare in Italia l’anno successivo. Prosegue gli studi ad Ivrea e viene ordinato sacerdote il 1 luglio 1959.

Nominato cappellano alla nave scuola della Garaventa, riformatorio per minori, cerca di introdurre un metodo educativo basato sulla fiducia e sulla libertà, lontano dalla repressione fino ad allora persequita. Tre anni dopo i superiori salesiani lo rimuovono dall’incarico, senza fornirgli spiegazioni. Nel 1964 Don Andrea lascia la congregazione, chiedendo di entrare nella diocesi genovese. Viene nominato vice parroco alla chiesa del Carmine, nel centro storico di Genova, dove rimane fino al 1970, anno in cui viene ‘trasferito’ per ordine del Cardinale Giuseppe Siri, arcivescovo della città.

Per Don Gallo non si tratta di un semplice avvicendamento tra parroci: la sua predicazione irrita una parte di fedeli e preoccupa i teologi della Curia, a cominciare dallo stesso Cardinale perchè, si dice, i suoi contenuti ‘non sono religiosi ma politici, non cristiani ma comunisti’. Don Gallo obbedisce ma l’allontanamento materialmente dalla parrocchia non significa per lui abbandonare quell’impegno che aveva provocato l’atteggiamento repressivo nei suoi confronti: i suoi ultimi incontri con la popolazione, scesa in piazza per esprimergli solidarietà, sono una decisa riaffermazione di fedeltà ai suoi ideali ed alla sua battaglia per dare voce ai più poveri e agli emarginati.

Qualche tempo dopo viene accolto dal parroco di S. Benedetto, Don Federico Rebora, e insieme ad un piccolo gruppo, nel 1975 avvia l’attività della Comunità di S. Benedetto al Porto. L’associazione Comunità San Benedetto al Porto verrà costituita con atto notarile il 2 marzo del 1983.”Don Gallo era un Prete, comunista, anarchico, no global, irriducibile dei “movimenti”, sempre dalla parte degli “ultimi”, “i veri ultimi più ultimi” e ha saputo stargli accanto nel vero senso del termine. Una sorta di Che Guevara anziano e con la tonaca. Al G8 di Genova, nel 2001, si spese moltissimo. Incontrò Manu Chao per organizzare il concerto del musicista-icona dell’epoca, vide l’attacco immotivato dei carabinieri al corteo dei Disobbedienti di Casarini.

Con le gerarchie ecclesiastiche i rapporti non furono mai facili, anche se dopo molte “liti” con i superiori, l’elezione di Papa Francesco sembra andare proprio nella direzione da lui auspicata. Tanti gli incarichi di frontiera – riformatorio, carcere – tanti gli stop e i trasferimenti forzati. Tra i suoi primi avversari Giuseppe Siri, storico cardinale di Genova. Siri, si ricorda nella biografia ufficiale di don Gallo sul sito della Comunità di San Benedetto al Porto, era preoccupato per le sue predicazioni, per tutti quei discorsi che “non erano religiosi ma politici, non cristiani ma comunisti”. 

Una vocazione che gli vale il “licenziamento” dalla parrocchia del Carmine a Genova, perché alla Curia non piacque affatto il suo paragone tra i danni della droga e quelli determinati da disuguaglianze e guerre. Da quel momento don Gallo resta un prete senza parrocchia, ma con tanti fedeli. Tra i quali spicca Fabrizio De Andrè, che gli diceva: “Ti sono amico perché sei un prete che non mi vuol mandare in Paradiso per forza”. Pochi anni dopo, dall’incontro con don Federico Rebora, nasce la comunità di San Benedetto al Porto, che accoglie tossicodipendenti, alcolisti, malati psichici. “‘A lanterna”, la trattoria della comunità, di fronte al mare, è sempre stata aperta a tutti.

Si spegne alle 17. 45 del Maggio del 2013, tra i suoi ragazzi, assistito dai nipoti, stroncato da un’insufficienza cardiaca cui si è aggiunto un edema polmonare, ma soprattutto stremato da un’attività intensa sui fronti più difficili.  Di Don Gallo, oggi, restano il messaggio, i valori, gli ideali, l’esempio e i tanti libri, scritti anche per finanziare la comunità. Le sue parole più famose furono :«Sogno una Chiesa non separata dagli altri, che non sia sempre pronta a condannare, ma sia solidale, compagna»: l’ultimo messaggio su twitter datato lunedì sera è quasi un testamento spirituale. Lanciato e lasciato in rete, quella rete che aveva imbrigliato centomila fans. Del resto Don Andrea Gallo si è sempre arrabbiato moltissimo quando lo definivano «prete contro»: «Io sono un prete per…». E quando la rete, dopo le dimissioni di Benedetto XVI, lo voleva «Papa subito», la sua risposta era stata una vecchia battuta di tanti anni fa: «Sono un sacerdote che non potrà mai diventare un Papa..gallo».

Un prete da marciapiede sì, prete degli ultimi. Prete, come diceva lui stesso, «con un piede sulla strada e uno in chiesa». Amico di Dario Fo, De Andrè, Celentano, Paoli, Grillo, Vasco Rossi, Subsonica, Ligabue, Gino Strada, icona della sinistra, uno degli artefici dell’elezione del sindaco di Genova Marco Doria. «Con San Francesco don Gallo ha molte affinità, prima fra tutte la scelta incondizionata e coraggiosa di stare con i disperati» scrive Dario Fo nell’introduzione alla biografia «Don Gallo un prete da marciapiede» di Bruno Viani.Di don Gallo resta la fede e l’amore per i valori dell’antifascismo. Se oggi sarebbe ancora vivo, don Gallo scenderebbe in strada alla testa degli antifascisti per dire no al neo fascismo, e griderebbe:”No Pasaran .

 

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