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23 Gennaio 1945 :I fascisti torturano e fucilano “Orazio Barbero”,19 anni, assieme ad altri 10 partigiani:

Orazio Barbero. Anni 19. Nato il 9 ottobre 1925 a Torino, ed ivi residente, in via Borriana 7. Di professione apprendista operaio. Iscritto all’Istituto dei Fratelli delle scuole Cristiane,ne frequenta i corsi professionali, prima di venire assunto alla Fiat Grandi Motori, nel 1943. Arruolato in Marina per un breve periodo, ottiene il congedo perché richiamato al lavoro.

Nell’inverno 1943-1944 entra a far parte del movimento partigiano, nella 42ª Brigata Garibaldi, dislocata nelle Valli di Lanzo.Tra il settembre e il novembre 1944 rientra a Torino, e si unisce al movimento resistenziale cittadino nelle fila della 2ª Brigata SAP.Il 16 gennaio 1945 è sorpreso con il compagno Ulisse Mesi da alcuni agenti della Questura in azione di rastrellamento.
Trovati entrambi in possesso di armi, vengono immediatamente arrestati. Imprigionato nelle carceri cittadine,  e dopo averlo torturato per farlo parlare, Barbero è processato dal tribunale militare di guerra straordinario il 22 gennaio.

Condannato a morte, presenta domanda di grazia, ma viene respinta, a mcome delatore eno che non collabori con i fascisti come delatore.Si rifiuta

Alle 4.30 del mattino seguente, 23 gennaio 1945, viene prelevato dalla sua cella e condotto al poligono del Martinetto assieme ad altri 10 detenuti (Bruno Cibrario, Dino Del Col, Amerigo Duò, Pedro Ferreira, Enrico Martino, Ulisse Medi, Luigi Migliavacca, Giovanni Moncalero, Luigi Savergnini e Giovanni Battista Zumaglino).Gli ultimi istanti di vita degli 11 giustiziati sono raccontati nel volume di Padre Ruggero “I miei condannati a morte” (Torino, Il Punto, 1998, pp. 53-59); l’estratto è stato poi ripreso anche da Mimmo Franzinelli nella raccolta “Ultime lettere dei condannati a morte e di deportati della Resistenza. 1943-1945” (Milano, Mondadori, 2005, p. 95).

Autore della presentazione: Igor Pizziruss

– LETTERA A TUTTI :

“Carissimi tutti,
Il Signore ha voluto che passassi la prova
suprema.
Perdonatemi se sono la colpa di questo grande
dolore, ma sappiate, babbo, mamma carissima, che vostro
figlio, e voi Virgilio, Cesare, Matelda, ed Augusto, che il
vostro Orazio è morto da cristiano e da buon italiano.-
Un abbraccio ed un bacio, a Te, babbo, a Te,
mamma; a Voi Virgilio, Cesare, Matelda, ed Augusto.-
Sarò sempre a pregare per voi.-
Viva l’Italia !

Orazio”

(1) Testo tratto da Adduci, Nicola [et al.] (a cura di), Che il silenzio non sia silenzio. Memoria civica dei caduti della Resistenza a Torino, Museo diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà – Istoreto, Torino 2015, p. 73

Bibliografia

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