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24 agosto 1944: La strage di Vinca

Il suono carnascialesco di un organetto accompagna in sottofondo le scene di un massacro. La mattina del 24 agosto 1944, gli abitanti di Vinca, un piccolo borgo ai piedi delle Alpi Apuane in provincia di Massa Carrara, tra la musica, il fragore delle mitragliatrici, le urla dei feriti e gli ordini secchi in tedesco, percepiscono nettamente dialoghi in italiano, con l’inconfondibile inflessione dialettale della zona, tra fascisti e nazisti aguzzini della popolazione locale con una ferocia seconda solo alla strage STRAGE NAZIFASCISTA DI SANT’ANNA DI STAZZEMA 

«Walter Reader comandante della 16 SS-Panzergrenadier-Division ‘Reichsführer-SS’ (l’Aufklärungs-Abteilung 16 vi faceva parte) ovvero la stessa divisione tedesca che commise successivamente altre stragi sull’Appennino tra Emilia Romagna e Toscana, chiese al colonnello Lodovici comandante della  brigata nera Mussolini: quanti uomini mi puoi dare?» L’infame rispose: «Cento, in un’ora li avrete qui».

Celso Battaglia un testimone  ricorda questo dialogo fra il Monco, il tristemente famoso maggiore delle Ss, ed il comandante della Brigata Nera “Mussolini” di Carrara. I Mai Morti, in gergo salodiano, arrivarono quasi in cento. In più c’erano uomini della X Mas scaricati dai camion arrivati da Spezia, base dei «bravi» comandati dal Principe Nero. Junio Valerio Borghese.

 

Non era la prima volta che le truppe naziste si avvalevano di collaborazionisti fascisti, ma l’eccidio di Vinca è forse il primo caso attestato in cui gli uomini delle Brigate Nere competono in efferatezza con i tedeschi, partecipando direttamente all’azione.La strage, giudicata dagli storici come fra le più crudeli per le modalità delle singole uccisioni e per gli episodi di sadismo contro i civili, va inserita nel più ampio quadro della repressione antipartigiana  attuata  nel  triangolo  compreso  fra  Appennino, Apuane e mar Tirreno nell’estate 1944, a ridosso del tratto occidentale della Linea Gotica.

Il mattino del 24 agosto 1944, 54 automezzi carichi di armi, si dirigono verso Vinca in un lungo serpentone pronti a seminare la strage. La giornata era una qualunque, poche faccende agricole, fatica per le greggi, pascoli per gli uomini, tranquillità per donne, anziani e bambini, sorpresi dall’’uragano nazifascista.

Alle 8 e 45 circa ci furono già i primi morti: le donne appartate ai margini della strada vengono falcidiate da una raffica di spari. I soldati iniziano a disporsi alle porte del paese per sistemare le mitragliatrici nel migliore dei modi. Le pattuglie scendono dai camion e vanno verso le case, dirigendosi alla rinfusa, cercando in ogni anfratto, uccidendo tutti quelli che si trovavano davanti. 100 persone muoiono trucidate con ogni mezzo, mentre SS e Milizie irrompono nelle abitazioni e ne sventrano 140. 30 persone, soprattutto giovani spose coi figli, vengono portate in un terrapieno alla periferia dell’abitato e vengono uccise mentre i nazisti lanciano contro di loro bombe a mano e scariche di mitra.

A poca distanza dal paese, stessa situazione, scampò solamente un paesano che assieme al figlioletto udiva le implorazioni di pietà di chi stava per morire, fra cui la moglie, la mamma, la sorella, la zia e i cugini.A Vinca ogni luogo è teatro di un delitto: donne morte sulle strade, sull’uscio di casa, bambini uccisi tra le braccia delle madri, un padre ucciso assieme a 5 figli morti attorno a lui.Lo scopo iniziale, secondo le carte di chi operò la strage, era quello di bonificare il territorio dalla presenza partigiana.  aveva pensato a tutto, assieme a lui parteciparono diversi gruppi di brigatisti neri che però non ebbero voce in capitolo nello sviluppo dell’azione, dovevano accompagnare le SS e uccidere chiunque avesse incrociato il loro passo. O meglio, grazie alle testimonianze dei sopravvissuti si conosce il vergognoso grido di battaglia dei fascisti: Quanti ne vedete, tanti ne ammazzate.


Per tutta la giornata del 24 agosto, San Bartolomeo, Vinca diventa il teatro di un eccidio.
L’indomani, una volta che Reder si accampa nell’ex dopolavoro del paese, inizia la fase del rastrellamento della zona, il reparto italiano della sciagurata avventura di morte torna a Carrara dopo aver passato una notte a cantare senza requie.
Il 27 agosto, durante la mattinata, una parte degli uomini sopravvissuti torna in paese per seppellire i cadaveri in via di putrefazione, persone o animali non faceva differenza. Avevano la parola della moglie del podestà di Monzone che nessuno li avrebbe molestati, invece altre raffiche di mitra uccisero gli ultimi 4 paesani, a tradirli furono un gruppo di SS e la Brigata nera Mussolini di Carrara.

Le vittime accertate furono 173: molti cadaveri vennero rinvenuti nudi, decapitati o impalati, compreso un feto strappato al ventre della madre uccisa. Alcune testimonianze riportarono che gli aguzzini avevano un organetto che facevano suonare mentre uccidevano passando di casa in casa, dettaglio questo comune ad altre stragi perpetrate in zona.

 

Walter Reder verrà giudicato a Bologna nel 1951 per la strage più efferata, quella di Marzabotto-Monte Sole ma anche per Vinca (condannato) e per Sant’Anna, assolto. Il Monco fu condannato a morte, poi tramutato in ergastolo e graziato nel 1985 grazie al Governo Craxi .Reader appena tornato in Patria, ritratta tutte le domande di grazia che aveva fatto .

Poi ci sono stati i processi dei primi anni Duemila a La Spezia dove vennero giudicati gli altri tedeschi riconosciuti fra i protagonisti della strage, di Vinca e di San Terenzo. Il Tribunale militare di Spezia giudicò quegli episodi che erano stati archiviati negli anni Cinquanta nel fin troppo famigerato «Armadio della Vergogna».

Dopo le condanne anche a Vinca si è tentata la strada del risarcimento chiesto allo stato tedesco come naturale successore del Terzo Reich nazista.

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