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25 Agosto 1972, a Parma un commando di fascisti appartenenti alla setta di ordine nuovo e Msi, assassinano a coltellate Mario Lupo

Appena diciannovenne, siciliano, Mariano Lupo giunge a Parma nei primi anni Settanta, insieme alla famiglia. Qui trova lavoro come manovale piastrellista e si avvicina a Lotta continua. Come in tante altre città, anche a Parma, in quel periodo, i militanti dell’estrema destra organizzano attentati a sedi delle forze democratiche e pestaggi contro i loro attivisti, tanto che in un rapporto del 3 agosto 1972 la Questura parla di un “vero e proprio piano di provocazione e intimidazione di chiaro stile fascista messo in atto  da un gruppo di fanatici”. In quell’estate, Mario – così lo chiamavano gli amici – ha a che fare più volte con le aggressioni di alcuni di quei picchiatori e, per sicurezza, come altri “compagni”, non si muove mai da solo. Tuttavia, la sera del 25 agosto, davanti al Cinema Roma, in viale Tanara, un gruppo di neofascisti, armati di coltelli, gli tende un agguato e lo uccide.

MARIo viene assassinato presso il cinema Roma dove egli era accorso per difendere la sua ragazza, Gabriella, minacciata da un gruppo di militanti di destra. Saranno inquisiti Edgardo Bonazzi, Andrea Ringozzi, Pier Luigi Ferrari e Il consigliere comunale del Msi-Dn Luigi Saporito. Due giorni dopo, quarantamila persone partecipano ai funerali del giovane, la cui salma è stata esposta nell’aula consiliare del Municipio.

Il 6 settembre a Ferrara, è arrestato Pier Luigi Ferrari, militante di destra, indiziato di aver partecipato all’aggressione a Lupo. Il 27 novembre a Parma, i due militanti di destra arrestati per l’assassinio di Lupo, Ettore Croci e Angelo Tommaselli, sono scarcerati con la motivazione che hanno subito minacce e il carcere non è sicuro per la loro incolumità. Il 14 maggio 1975, ad Ancona, inizia il processo per l’uccisione di Lupo a carico dei neofascisti Bonazzi, Ringozzi e Saporito. Il processo, che doveva iniziare nel gennaio 1974, era stato rinviato per il ricorso in Cassazione dei difensori degli imputati. Il 21 maggio, il teste Zefferino Ghirarduzzi dichiara di aver avuto minacce da parte dei neofascisti allo scopo di farlo desistere dalla testimonianza e di essere stato oggetto anch’egli di un’aggressione a Parma, un mese prima della morte di Lupo, cui avrebbe partecipato lo stesso imputato Bonazzi, dalla quale egli dice di essere scampato fuggendo e rifugiandosi in un negozio.

Il 30 luglio, il processo in Corte d’assise si conclude con la condanna dell’accoltellatore Edgardo Bonazzi a 11 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale, e di Andrea Ringozzi e Luigi Saporito per concorso, rispettivamente a 6 anni e 10 mesi e a 4 anni e 5 mesi. E’ invece assolto per insufficienza di prove, Luigi Ferrari. All’uscita dall’udienza, scoppiano tafferugli fra neofascisti e militanti di sinistra, nei quali rimangono contusi fra gli altri, un corrispondente del “Corriere adriatico” e uno del “Quotidiano dei lavoratori

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