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25 aprile 1945. Sandro Pertini ordina l’insurrezione a Milano

25 aprile 1945. Sandro Pertini ordina l’insurrezione a Milano

Alle ore 17 del 25 aprile 1945, il segretario del PNF udiva un trambusto provenire dal cortile della Prefettura. Pavolini fece un balzo da una delle finestre del piano terreno di villa Necchi, appena in tempo per vedere Mussolini sparire a bordo di una Balilla con la bombola di metano sul tetto, accompagnato dal Sottosegretario Francesco Maria Barracu.

25 Aprile 1945
Sandro Pertini proclama la fine del fascismo

Prima ancora di iniziare le difese  per il “quadrato Monforte” era giunta la fine.Quando il corteo di Mussolini  scompare da Porta Venezia, il CLN per voce di Sandro Pertini ha già proclamato l’insurrezione generale. È il 25 aprile 1945  Il Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia ordina l’insurrezione generale di tutti i gruppi combattenti.

A Milano arrivano, in una città in sciopero, i partigiani di tutte le zone circostanti.Il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) – il cui comando aveva sede a Milano ed era presieduto da Alfredo Pizzoni, Luigi Longo, Emilio Sereni, Sandro Pertini e Leo Valiani (presenti tra gli altri il presidente designato Rodolfo Morandi, Giustino Arpesani e Achille Marazza) – proclamò l’insurrezione generale in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti, indicando a tutte le forze partigiane attive nel Nord Italia facenti parte del Corpo Volontari della Libertà di attaccare i presidi fascisti e tedeschi imponendo la resa, giorni prima dell’arrivo delle truppe alleate; parallelamente il CLNAI emanò in prima persona dei decreti legislativi, assumendo il potere «in nome del popolo italiano e quale delegato del Governo Italiano», stabilendo tra le altre cose la condanna a morte per tutti i gerarchi fascisti incluso Benito Mussolini, che sarebbe stato raggiunto e fucilato tre giorni dopo.

Non bisogna immaginare però cortei che si riversano festanti per le strade di Milano alla notizia della sollevazione. Il giorno dell’insurrezione gli operai rimasero nelle fabbriche a presidiare gli stabilimenti, per evitare che i tedeschi in fuga li facciano saltare. GLi stabilimenti erano difesi dalle squadre partigiane della città, le SAP e i GAP.

Il 24 aprile era giunta la notizia dell’insurrezione di Genova e i primi focolai della sollevazione si consumano in zona Niguarda. Poco prima di mezzogiorno Sandro Pertini, Leo Valiani e Emilio Sereni diramano l’ordine dell’insurrezione generale fissata per il giorno successivo alle ore 13.Il primo caduto partigiano dei giorni dell’insurrezione è una donna, Gina Galeotti Bianchi “Lia”, falciata dalle raffiche di un’autocolonna tedesca in fuga.

Gina Galeotti Bianchi nome di battaglia “Lia“
Nata a Suzzara il 4 aprile 1913 cominciò la sua attività antifascista giovanissima e non a caso si innamora di Bruno Bianchi, funzionario del PCI clandestino. Nel ‘43 viene arrestata e deferita al Tribunale Speciale per essere stata tra gli organizzatori degli scioperi del marzo contro la guerra. Subisce 33 interrogatori (uno di questi durò 47 ore consecutive) e le usuali torture delle camicie nere. E dopo la caduta del fascismo il 25 luglio dello stesso anno non viene subito liberata perchè considerata una pericolosa cospiratrice comunista. Esce dal carcere di Parma solo dopo l’armistizio dell’8 settembre.Il marito Bruno nel 1934 viene arrestato per la seconda volta e condannato a 18 anni dal tribunale Speciale, e così Gina decide di sposarlo, nel 1938, in carcere. In quel momento la sua prospettiva è aspettarlo per 14 anni. Uscirà anche lui dopo l’8 settembre 1943.Lei è in fuga dopo che il marito Umberto è stato vilmente trucidato in piazzale Loreto insieme ad altri 14 antifascisti la mattina del 10 agosto 1944.
 Lia è incinta di una creatura che dice felice “nascerà quando il fascismo non ci sarà più” e si trova in bicicletta in via Graziano Imperatore a Niguarda insieme a un’altra staffetta, Stellina Vecchio. Stanno recapitando gli ordini di insurrezione del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, agli operai delle fabbriche del Nord Milano, la Pirelli , la Falk, la Breda, la Magneti e la Ercoli Marelli. Sono le direttive diramate da Sandro Pertini, Leo Valiani, Luigi Longo. E’ giunta l’ora della resa dei conti, della cacciata delle truppe d’occupazione nazista e dei loro servi, i fascisti della Repubblica di Salò. L’indicazione è di occupare in armi le fabbriche e preservarle dai tedeschi: impedire loro di saccheggiarle o di distruggerle prima della ritirata. Dovranno servire al paese e ai lavoratori, nel dopoguerra.Le due staffette sanno dell’importanza degli ordini che devono recapitare, per questo non si fermano quando proveniendo dall’Ospedale Maggiore sentono sparare verso l’ingresso di Niguarda dove la mattina del 24 aprile è già sorta una barricata che un camion tedesco in fuga cerca di sfondare. E’ qui,  che muore Lia. Quando cade non è una sconosciuta a quelli che armi in pugno impedivano l’accesso a Niguarda.Viene soccorsa ma è tutto inutile, muore nel portone di via Graziano Imperatore dove era stata trasportata dai soccorritori.

 

Poi la mattina di mercoledì 25 aprile il CLNAI si raduna dai salesiani di Via Copernico, in zona Stazione Centrale. Dalla sede dell’istituto dei religiosi viene decretata l’assunzione di tutti i poteri politici e militari da parte del CLNAI. I primi militari ad affiancare la Resistenza provengono dal nucleo della Guardia di Finanza di via Melchiorre Gioia, che hanno il compito di occupare la Prefettura (dove stava Mussolini) e gli edifici pubblici.

Postazione Partigiana a Milano

Iniziano le occupazioni delle grandi fabbriche. La prima è la Ercole Marelli a Sesto San Giovanni. Seguono la Pirelli a Sesto e Milano, poi tutte le principali fabbriche predispongono piani di difesa armata contro la reazione nazifascista. Cadono alcuni operai fucilati davanti alle fabbriche o falciati da raffiche in scontri isolati con le forze della morente RSI.

Entro il primo pomeriggio sono formati posti di blocco partigiani in tutta la città. Alle 19 il duce lascia Milano e i repubblichini rimasti si asserragliano nella sede del partito fascista in P.zza San Sepolcro, dove era stato fondato 24 anni prima. Ci sono scontri e cadono alcuni partigiani. In zona fiera si sono trincerati nelle eleganti ville requisite gli alti comandi tedeschi, delle SS e della Wehrmacht. Il comando supremo nazista resiste presso l’Hotel Regina, nel cuore della città.Alla Pirelli in viale Zara gli operai e i partigiani si scontrano con miliziani francesi collaborazionisti in fuga, che resistono violentemente. La notte arriva e passa tra i colpi dei cecchini repubblichini. Gli uffici pubblici sono tutti vuoti, la mattina del giorno successivo.

Partigiani_sfilano_per_le_strade_di_milano

26 aprile 1945. Il primo sindaco della città liberata
In mattinata cade la caserma della GNR in piazza Napoli, dopo violenti scontri. Poco dopo Riccardo Lombardi arriva in prefettura e assume la carica di Prefetto. Lo segue Antonio Greppi, il primo sindaco della Milano liberata. Alle 9 del mattino la radio dà l’annuncio della liberazione della città a cui fa seguito la condanna a morte del duce e dei vertici della RSI. Questo appello sarà ascoltato anche da Mussolini mentre si trova in una trattoria nei pressi di Menaggio.

Antonio Greppi
Primo sindaco di Milano libera

27 aprile 1945. L’Oltrepò è salito a Milano
La divisione Garibaldi “Gramsci” è la prima grande formazione garibaldina a convergere su Milano. In mattinata era stato catturato in zona Ticinese, l’ex segretario storico del PNF, Achille Starace.

La cattura di Achille Starace da parte dei Partigiani milanesi

Il comando SS rimane asserragliato all’Hotel Regina. La sera prima il colonnello americano dell’OSS Daddario aveva portato a Milano Rodolfo Graziani, che si era arreso a Como all’ufficiale americano dopo averlo rintracciato in Svizzera. A Milano Daddario comincia le trattative con l’obersturmbahnfuhrer Walter Rauff.

Walter Rauff (19 giugno 1906 – 14 maggio 1984) era un comandante delle SS di livello medio nella Germania nazista . Dal gennaio 1938 fu a capo di Reinhard Heydrich dapprima nel Sicherheitsdienst o SD, nel servizio di sicurezza SS, successivamente nel Reich Security Main Office o RSHA, un dipartimento creato da Himmler nel 1939 che raggruppava la Gestapo , la SD e il Kripo , la polizia criminale . Rauff ha guadagnato rapidamente la reputazione di assoluta spietatezza.  in Italia fu responsabile dell’esecuzione indiscriminata di ebrei e partigiani locali. Il suo lavoro in Italia ha comportato l’imposizione totale del controllo tedesco su Milano,  . Il suo successo in questo compito gli è valso le congratulazioni del suo superiore delle SS, che lo ha descritto come “un superbo risultato”. 
Rauff rimase in Italia fino alla fine della guerra. Il file MI5 afferma:
Stava per  essere linciato da una folla di milanesi ,si era  barricato  un certo con un certo numero di altri ufficiali delle SS nell’Hotel Regina a Milano. Fu arrestato dalle truppe alleate e mandato in un campo di prigionieri di guerra.Tra il 1958 e il 1962 ha lavorato per il Bundesnachrichtendienst , il servizio di intelligence della Germania occidentale .  I suoi funerali a Santiago, in Cile, hanno visto la partecipazione di centinaia di vecchi nazisti. 
 Rauff è stato responsabile di quasi 100.000 morti durante la seconda guerra mondiale . Fu lui a volere la creazione della ” camera a gas mobile ” dei nazisti . Le sue vittime includevano comunisti, ebrei, rom e disabili.  Alla fine degli anni ’70 e negli anni ’80, era probabilmente il fuggitivo nazista più ricercato ancora vivo.

Mussolini da Menaggio si unisce a una autocolonna tedesca vestito da soldato della Wehrmacht. Sarà riconosciuto a Musso da un posto di blocco partigiano e arrestato assieme a Claretta Petacci da Pier Luigi Bellini Delle Stelle “Pedro”. La notizia dell’arresto arriva a Milano nel tardo pomeriggio del 27 aprile. Il duce è custodito da partigiani e GdF presso un casolare in località Giulino di Mezzegra.

28 aprile 1945.La divisione Monterosa arriva a Milano 
Dopo essere state costrette ad aprirsi la strada con il fuoco per la presenza di numerose colonne tedesche in fuga verso Est, intorno alle 13 fanno ingresso da viale Certosa le formazioni garibaldine della Valsesia, comandate da Vincenzo “Cino” Moscatelli. Poco dopo i partigiani venuti dalla valle del Monte Rosa sono in piazza del Duomo, dove assieme a Luigi Longo tengono un comizio. Con loro c’è don Sisto Bighiani, il prete commissario della brigata “Osella” comandata da Mario Vinzio “Pesgu”. L’ingresso dei garibaldini valsesiani è anche il più scenografico. Durante l’occupazione dell’aeroporto militare di Lonate Pozzolo hanno requisito un piccolo aereo, un Saiman 202, che ora volava sopra la città con la scritta “Valsesia” dipinta sotto le ali.

Dalla scuola di Viale Romagna partono per Giulino di Mezzegra, dove giungono nel primo pomeriggio, una quindicina di partigiani tra cui  Walter Audisio“Valerio”. Mussolini e Claretta Petacci saranno fucilati contro un muretto in sasso. Poco dopo tocca ai gerarchi. In serata i corpi dei fucilati giungono a Milano su un furgone e alle 3 del mattino sono depositati in piazzale Loreto, luogo dell’eccidio nazifascista dell’estate precedente.

 

29 Aprile 1945. Gli Americani
È domenica mattina, quando da corso Lodi verso Porta Romana si ode il fragore dei cingoli di corazzati pesanti che mordono l’asfalto. I carri armati hanno una stella bianca sulla torretta. Sono le avanguardie degli Americani della 1st Armored Division. Ben presto la colonna corazzata è circondata da due ali di folla festante. Dalle torrette degli Sherman spuntano i soldati che avevano aperto la strada alla 5a Armata, che avevano sfondato la linea Gotica sull’Appennino e si erano riversati nella valle del Po.Come da copione hanno caramelle, cioccolato e sigarette da distribuire mentre si dirigono verso il Duomo.

April 1945: Crowds line the streets to greet US troops as they liberate Milan towards the end of the Second World War.

Mentre la divisione corazzata dell’US Army percorre i viali del centro, in piazzale Loreto si consuma la vendetta dei milanesi. I corpi di Mussolini, della Petacci e dei gerarchi di Salò giacciono sul marciapiedi di piazzale Loreto . La folla inferocita si accanisce sui corpi senza vita, rendendoli irriconoscibili senza possibilità di dispersione. Furono i Vigili del Fuoco ad appendere i corpi alla tettoia del benzinaio Standard Oil per evitare che la situazione, definita da Ferruccio Parri da “macelleria messicana” precipitasse ulteriormente. Nella stessa piazza è portato Achille Starace dove viene passato per le armi e aggiunto agli altri fucilati. L’esposizione dei corpi termina nel primo pomeriggio quando vengono trasferiti su ordine del comando CVL all’obitorio civico di piazza Gorini.

Alle 19 con gli Americani arriva il governatore dell’Amgot  che incontra i vertici del CLNAI. VIsita le strade del centro e arriva in piazzale Loreto dove dichiara: “Siamo stati a spasso per Milano dove abbiamo trovato ordine e disciplina. Siamo stati anche in piazzale Loreto. Siamo contenti di essere arrivati.”

Quando il sole andò a nascondersi all’imbrunire del 29 aprile 1945 su Milano scendeva la prima notte di pace.

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