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28 Gennaio 2020, è morto un eroe della resistenza “ci ha lasciati il Partigiano Jak”

Aveva 97 anni, a comunicarlo con grande dolore  è stato il figlio Fulvio Prati   sul suo profilo Facebook

E’ morto un grande eroe, un grande partigiano, un liberatore. Renato Frati nome di battaglia Jak è mancato all’età di 97 anni”.Renato Frati era nato a Fidenza il 28 maggio 1925. Dal 1° ottobre 1944 al 25 aprile 1945 combatte come partigiano nella 31esima Brigata Garibaldi Forni, operante nella Val Ceno. È stato presidente dell’Associazione nazionale partigiani di Fidenza.


Nato  come Partigiano Comunista,  rimane nel PCI sino al 1956 quando, a seguito dell’invasione dell’Ungheria da parte dell’URSS, diviene Socialista perché aveva già molto apprezzato Pertini nella Resistenza. Di Pertini era amico personale, come lo era di altri esponenti Comunisti e Socialisti della Resistenza: nel PSI entra nella corrente di Sinistra guidata allora da Riccardo Lombardi, ma apprezzava molto anche Nenni e De Martino. Fu molto amico anche di Gaetano Arfe’, per anni direttore dell’Avanti, ma Pertini, Feruccio Parri e Pietro Calamandrei furono sicuramente altri suoi punti di riferimento fondamentali “ci racconta il figlio Fulvio Prati”

Ricordi un’aneddoto della guerra raccontato da tuo padre ?

Si, un giorno la sua brigata catturò un militare tedesco, e i Partigiani che lo avevano preso decisero di portarlo in montagna nel loro accampamento Erano in quattro o cinque, quei Partigiani: uno di loro, il cui minaccioso nome di battaglia era “Strangola”, a dispetto del nome era in realtà molto mite, piccolo e mingherlino.Durante la salita, sia “Strangola” che il militare tedesco andavano più adagio degli altri, per cui questi ultimi decisero di precedere Strangola e il Tedesco, a cui avevano legato le mani dietro la schiena e che era stato debitamente disarmato, lasciando a Strangola un fucile ed il compito di portare con calma il tedesco all’accampamento.Una volta giunti, i Partigiani più veloci (tra i quali c’era anche mio padre) si rifocillarono un po’, e poi iniziarono a preoccuparsi vedendo che Strangola e il tedesco non arrivavano.Afferrarono allora un cannocchiale e iniziarono a scrutare la vallata, per cercare di capire dove i due ritardatari si trovassero in quel momento.

Prati

Quando li videro arrivare, capirono che qualcosa non andava, il tedesco seguiva Strangola con il fucile a tracolla.Preoccupati, si misero in posizione pronti ad aprire il fuoco .Ma Strangola li fermò subito, aveva convinto il soldato a disertare e a passare dalla loro parte .
Un giorno disse :“Sono stato e sono un Partigiano perché amo l’Italia, la mia Patria, e ho cercato cosi di contribuire a scacciare gli invasori nazisti e a combattere la barbarie nazifascista. Amo però anche l’Europa, perché credo che proprio l’Unione Europea ci abbia consentito di vivere in pace per questi ultimi settant’anni. Sono quindi un Europeista, e penso che la prossima tappa che bisogna raggiungere per consolidare questa Pace siano gli Stati Uniti d’Europa.Ma credo anche che il traguardo finale a cui dobbiamo tendere siano gli Stati Uniti del Mondo, perché tutta l’Umanita’ ha diritto a vivere in Pace. Ed e’ per questo che sono anche un Socialista, perché come ci ha insegnato Pertini “Non può esistere la Pace senza la Giustizia Sociale” (Renato Frati, 28.5.1922-27.1.2020)”.
Renato Frati nome di battaglia Jak.Il terzo in alto a sinistra

Il sindaco Andrea Massari ricorda  Renato che dopo aver combattuto come partigiano e aver contribuito alla causa della Resistenza era diventato la colonna portante dell’Anpi locale “dedicando tutta la vita a diffondere la conoscenza dei drammi della seconda guerra mondiale e le brutalità del fascismo e del nazismo”.

“Renato ha accompagnato generazioni e generazioni sui luoghi della Memoria e dell’orrore, ha lavorato per far crescere l’Anpi e anno dopo anno ha incontrato studenti di tutte le scuole di ogni ordine e grado. Lo stesso ha fatto con tanti amministratori fidentini come me nel percorso di guida a cui nel tempo siamo stati chiamati rinnovando sempre e sopra a tutto l’impegno verso la comunità guidato dai valori della liberazione. Perdiamo – conclude il primo cittadino del Comune parmense – un amico, un fidentino, un partigiano un padre della nostra libertà”.

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