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28 GIUGNO 1944 – ECCIDIO DI PENETOLA DI NICCONE, UMBERTIDE (PERUGIA)

28 GIUGNO 1944
ECCIDIO DI PENETOLA DI NICCONE, UMBERTIDE (PERUGIA)

“..All’una di notte i tedeschi svegliarono quanti dormivano nell’annesso e, dopo averli derubati, li ammucchiarono insieme agli altri in una camera al primo piano dell’abitazione. Poi sgomberarono le stalle dal bestiame, circondarono la casa con fieno e legname, cosparsero della benzina e appiccarono il fuoco. Seguirono scene di panico e di disperazione. Chi cercò scampo da porte e finestre fu impietosamente falciato da raffiche di mitra e da granate. Gli altri restarono in balia di fiamme e fumo, rifugiandosi in angoli più riposti dell’edificio e sperando di non essere raggiunti né dal fuoco né dai colpi dei tedeschi. Quella notte morirono a Penetola 12 persone, tra cui tre ragazzini. Delle famiglie sfollate Forni e Nencioni sopravvisse solo una bambina.”

Nel podere di Penetola, tra Niccone e il castello di Montalto, nel Comune di Umbertide, vivevano le famiglie Avorio e Luchetti, mezzadri di Giovan Battista Gnoni. In tutto 12 persone, che in prossimità del passaggio del fronte ospitarono tre parenti e altre due famiglie di sfollati, loro amici e in alcuni casi parenti. Erano 24 gli uomini, le donne e i bambini che la notte tra il 27 e 28 dormivano tranquillamente chi nel casolare, chi nel vicino annesso.
All’una di notte i tedeschi svegliarono quanti dormivano nell’annesso e, dopo averli derubati, li ammucchiarono insieme agli altri in una camera al primo piano dell’abitazione. Poi sgomberarono le stalle dal bestiame, circondarono la casa con fieno e legname, cosparsero della benzina e appiccarono il fuoco. Seguirono scene di panico e di disperazione. Chi cercò scampo da porte e finestre fu impietosamente falciato da raffiche di mitra e da granate. Gli altri restarono in balia di fiamme e fumo, rifugiandosi in angoli più riposti dell’edificio e sperando di non essere raggiunti né dal fuoco né dai colpi dei tedeschi. Quella notte morirono a Penetola 12 persone, tra cui tre ragazzini. Delle famiglie sfollate Forni e Nencioni sopravvisse solo una bambina (si salvò anche la moglie di Canzio Forni perché ospiete presso un’altra casa).


All’alba furono visti 18 soldati tedeschi allontanarsi in fila indiana; alcuni trasportavano il bottino della loro razzia. Altri tedeschi giunsero sul luogo successivamente, raccolsero Mario Avorio e la moglie Dina (Agata) Orsini, seriamente feriti e ancora inconsapevoli di aver perduto tre dei cinque figli, e li condussero all’ospedale di emergenza apprestato a Città di Castello nei locali del Seminario Vescovile. Dissero al rettore dell’istituto, don Beniamino Schivo, che si trattava di “banditi” trovati in possesso di armi. Ma sembra alquanto improbabile che dei tedeschi si sobbarcassero il rischio di soccorrere e trasportare in un ospedale per diversi chilometri di giorno, sotto la minaccia dell’aviazione alleata, due sospetti partigiani. Che la strage di Penetola abbia posto degli interrogativi agli stessi tedeschi pare confermato dal fatto che alcuni loro militari con un interprete tornarono al Seminario tifernate per parlare con Mario e Dina Avorio e cercare di capire se vi fosse stato qualche gesto ostile contro le truppe germaniche prima della rappresaglia.
Ma non era successo niente e non trova alcun riscontro quanto si legge in un documento degli Alleati sulle possibili motivazioni della strage: “[…] alcuni colpi erano stati sparati dalle colline su alcuni soldati tedeschi”. Le testimonianze raccolte successivamente concordarono nel sostenere che “nessun partigiano né civile armato fu mai visto nella zona e né si udì nessuno sparo”. La mattina del 27 giugno i tedeschi di stanza a casa Trinari, in località Dogana di Mita, rastrellarono degli uomini e li segregarono in un essiccatoio di Molino Vitelli. Si venne a sapere che intendevano giustiziarli come rappresaglia per il ferimento di una loro sentinella. Già a mezzogiorno li liberarono; ciò lascia pensare che nessun grave atto ostile vi fosse stato a danno delle truppe germaniche. Subito dopo un tedesco chiese a un giovane del posto di indicargli l’ubicazione di una delle case coloniche segnate in una carta: era quella di Penetola.

Elenco vittime
Avorio Antonio di Mario, nati il 02/03/1933 a Umbertide e ivi residente, colono.
Avorio Carlo di Mario, nato il 07/01/1936 a Umbertide e ivi residente, colono.
Avorio Renato di Mario, nato il 02/03/1930 a Umbertide e ivi residente, colono.
Forni Canzio di Edoardo, nato l’11/08/1886 a Umbertide e ivi residente, scalpellino, coniugato con Rosa Chialli.
Forni Ezio di Canzio, nato il 31/01/1923 a Umbertide e ivi residente, scalpellino, celibe.
Forni Canzio di Odoardo, nato il 22/03/1928 a Umbertide e ivi residente, scalpellino, celibe.
Ferrini Bernacchi Milena di Giovanni, nata il 08/03/1903 a Umbertide e ivi residente, sarta, coniugata con Ferruccio Nencioni.
Luchetti Guido di Avellino, nato il 03/03/1926 a Umbertide e ivi residente, colono, celibe.
Nencioni Conforto di Menotti Gaetano, nato il 07/05/1908 a Umbertide e residente a Milano, tranviere, celibe.
Nencioni Eufemia di Menotti Gaetano, nata il 07/06/1900 a Umbertide e ivi residente, casalinga, nubile.
Renzini Erminia di Domenico, nata il 01/05/1876 a Umbertide e ivi residente, casalinga, coniugata con Menotti Gaetano Nencioni.
Nencioni Ferruccio di Menotti Gaetano, nato il 10/06/1898 a Umbertide e ivi residente, scalpellino, coniugato con Milena Ferrini Bernacchi

Elenco reparti responsabili
305. Pionier-Bataillon/305. Infanterie-Division

Nel gennaio del 2010 la Procura militare di Monaco di Baviera ha iscritto nel registro degli indagati il sottotenente Bürger dando avvio alle indagini sulla strage e altrettanto ha fatto la Procura militare di Roma. Alle origini delle due inchieste c’è la denuncia di Paola Avorio, figlia del superstite Giuseppe Avorio, che ha rintracciato negli archivi militari di Friburgo alcune carte inerenti i presunti responsabili.Il massacro di 12 contadini e sfollati perpetrato dalla 305. divisione di fanteria della Wehrmacht nelle prime ore del 28 giugno, non trova spiegazioni in atti ostili subiti dai tedeschi.
Le famiglie Forni e Nencioni, prima di trovare ospitalità a Penetola, erano state rifiutate da altre famiglie del circondario perché erano noti i loro sentimenti antifascisti. Una delle vittime, Conforto Nencioni, era dovuto rientrare precipitosamente da Milano perché ricercato dai militi della “Muti” essendo stato uno dei più esposti negli scioperi dei tranvieri nel marzo precedente.
Da risultanze sia memorialistiche che documentarie, l’atteggiamento del padrone G. Battista Gnoni verso i suoi coloni è descritto come particolarmente duro e prevaricatore sin dagli anni Venti. Fermamente contrario a ogni simpatia o manifestazione di antifascismo, nei mesi della Resistenza appoggia decisamente le truppe di occupazione tedesche, non dimostrando mai cura degli eventuali rischi che i suoi coloni potevano correre, anche in relazione a necessità di sfollamento o di accoglienza dello stesso. Qualche testimonianza parla anche di lui intento ad “ammirare” dall’alto della sua residenza lo sfacelo del casolare di Penetola e lo strazio di vittime e sopravvissuti, dopo il compimento del massacro.
La memoria dei numerosi caduti per mano nazista e fascista nel territorio di Umbertide, così come dei quattro concittadini morti al fronte come volontari del “Cremona”, è fortemente sentita da tutta la cittadinanza. Vi è ad Umbertide, come non di frequente accade, una consapevole partecipazione anche da parte delle generazioni più giovani.
Scheda compilata da Tommaso Rossi, Alvaro Tacchini, Marco Conti

#padriemadridellalibertà
Padri e Madri della Libertà

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