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4 agosto 1974 “Italicus” la strage fascista dimenticata

4 agosto 1974, ore 1,23 di notte. Il treno espresso Roma-Monaco delle ferrovie tedesche — che altri chiamano Italicus — sta attraversando l’Appennino. Più precisamente sta percorrendo i 18,507 km della grande gallerie una delle venti più lunghe al mondo. Quando il treno è ormai a cinquanta metri dall’uscita del traforo, una bomba  ad alto potenziale esplode nella carrozza 5. La carrozza prende fuoco, ma il treno riesce ad arrivare per forza d’inerzia nella stazione di San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna.

Nell’attentato perdono la vita 12 persone, 48 rimangono ferite. Poteva andare molto peggio, in realtà: se la bomba fosse esplosa nel mezzo della Grande Galleria, i morti e i feriti sarebbero stati sicuramente molti di più. A suffragare questa ipotesi, un analogo attentato avvenuto dieci anni dopo, quello del Rapido 904 Napoli-Milano, in cui una bomba collocata — pare dalla mafia — sulla nona carrozza del convoglio uccide 17 persone e ne ferisce 267.

Avrebbe potuto essere una strage spaventosa, uno dei più apocalittici massacri che una mente criminale abbia mai ordito:  scrive Rassegna Sindacale 
Attorno all’una del mattino del 4 agosto 1974, all’uscita dalla galleria degli Appennini, nei pressi della stazione di San Benedetto Val di Sambro (Bologna), un ordigno ad alto potenziale esplode nella quinta vettura del treno Espresso 1486 Italicus diretto a Monaco di Baviera, determinando la morte di 12 viaggiatori e il ferimento di moltissimi altri. la bomba era disposta su un treno che correva in una notte afosa d’agosto trasportando quasi mille persone; come camera di scoppio era stata scelta la galleria dell’Appennino, che con i suoi diciotto chilometri e mezzo avrebbe moltiplicato e ingigantito gli effetti dell’esplosione; (…) Invece, per fortuna, il treno, come spesso accade d’estate, è in ritardo, e alle 1,23, quando avviene lo scoppio, la quinta vettura – una carrozza delle ferrovie tedesche su cui era stato sistemato l’ordigno – si trova a soli cinquanta metri dall’uscita della galleria.

Così, grazie alla forza d’inerzia il treno riesce a raggiungere la stazioncina di San Benedetto Val di Sambro con una sola carrozza in fiamme. Ma quei cinquanta metri sono cinquanta metri d’inferno: dodici persone rimangono carbonizzate passando in un attimo dal sonno alla morte, decine rimangono ferite, altre ancora in preda al terrore, si gettano dai finestrini e si trascinano sanguinanti sui bordi della massicciata. (…) Il capostazione di San Benedetto dà l’allarme, accorrono altri ferrovieri svegliati dal boato, vengono organizzati i primi soccorsi alla luce sinistra dell’incendio e delle lunghe scintille azzurre provocate dalla caduta della linea ad alta tensione. I feriti più gravi vengono inviati a Bologna a tempo di record: alcuni di loro, se sopravviveranno, rimarranno ciechi per sempre; altri rimarranno orrendamente sfigurati.

I fascisti, gli strateghi della tensione, anche se non sono riusciti a provocare l’apocalittica strage che avevano programmato, possono vantarsi di aver celebrato degnamente il quinto anniversario della loro offensiva omicida: fu infatti il 9 agosto 1969 che su sette treni scoppiarono quasi contemporaneamente altrettanti ordigni esplosivi. Di questi attentati sono oggi imputati i fascisti Freda e Ventura, gli stessi della Banca dell’Agricoltura. Da allora in Italia ci sono stati altri 400 attentati con 60 morti e centinaia di feriti. Quello perpetrato la notte di sabato sulla Firenze-Bologna è uno dei più gravi e più sanguinosi. Ci vogliono quattordici ore per riattivare parzialmente la linea. Quando i treni nel pomeriggio di domenica riprendono a circolare, passando davanti al tragico vagone rallentano procedendo quasi a passo d’uomo: i finestrini sono gremiti di gente che ha saputo, che vuol vedere. Molti occhi si riempiono di lacrime.  (…)
Mario Doplicher (Giorni – Vie Nuove 14.8.74)

La strage del treno Italicus a Bologna, in una immagine del 04 agosto 1974.
ANSA

E vi era anche chi metteva le bombe. Ma chi le metteva? Per le 12 vittime dell’Italicus non vi è stata giustizia, in quanto il 16 dicembre 1987 il giudice Corrado Carnevale della Corte di Cassazione (si proprio lui, l’ “ammazza sentenze“, ve lo ricordate?) rese nulle tutte le sentenze emesse dalla Corte d’Assise d’Appello di Bologna.

È un dato di incontestabile evidenza il fatto che tutte le orrende stragi compiute in Italia dopo la fine degli anni ’60 , in cui sono stati coinvolti esponenti dell’estrema destra italiana, siano finiti nell’oblio più totale, quasi a voler chiudere il tutto in maniera superficiale e senza voler più guardare le vene aperte nella nostra storia contemporanea. E ci siamo dimenticai per troppo tempo delle tante persone barbaramente assassinate in quei dolorosi anni. Ogni volta che discutiamo di quello che è stato il terrorismo nel nostro Paese lo facciamo molto spesso in maniera sconclusionata e disordinata, a volte con discorsi che non hanno né capo né coda, mischiando i fatti e facendo confusione su tutto. Un tema che viene poco trattato e mal spiegato anche nelle scuole, dove invece sarebbe molto opportuno far comprendere bene alle giovani generazioni cosa è stato il nostro recente passato. Per questo, forse, sarebbe ora di ricordare a chi si occupa di scuola e formazione di tenere nella debita considerazione anche la storia,una materia che è stata per troppo tempo trascurata soprattutto nelle scuole superiori. Quelle vite slabbrate chiedono a tutti noi ancora oggi di non restare le vittime di una strage senza memoria.

 

 

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