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5 agosto 1944 : il partigiano Willy Jervis viene fucilato da un reparto di SS italiane a Villar Pelice (TO)

Willy Jervis nasce a Napoli il 31 dicembre 1901 da Tomaso Jervis (1872-1950), dirigente aziendale, e da Bianca Quattrini (1876-1945), appartenente a una famiglia di medici e pastori valdesi trasferitasi dalla Toscana a Torre Pellice.Primo di cinque figli, si laurea in ingegneria al Politecnico di Milano. Dopo il servizio militare come ufficiale di artiglieria, concluso nel 1926, lavora per alcuni anni per l’azienda Frigidaire, specializzata nella produzione di frigoriferi.

Impegnato nei gruppi giovanili valdesi, coglie i limiti della teologia liberale e si avvicina al pensiero teologico di Karl Barth.
Dal 1931 al 1933 è responsabile amministrativo della rivista “Gioventù cristiana”, ispirata alle posizioni barthiane e diretta dal pastore Giovanni Miegge.
Nel 1932 sposa Lucilla Rochat. Nel 1934 è assunto dalla Olivetti. Inizialmente direttore di una filiale a Bologna, l’anno successivo è trasferito a Ivrea presso l’Ufficio ispezione centrale.
Diventa poi direttore della scuola apprendisti meccanici.
Si avvicina al Partito d’azione; nell’agosto del 1943 partecipa alla riunione di fondazione del Movimento federalista europeo a Milano e dopo l’8 settembre 1943 l’ingegnere non esitò ad entrare nelle file della Resistenza e sua prima attività (era un provetto alpinista e conosceva bene l’inglese), fu quella di far passare clandestinamente in Svizzera decine e decine di ex prigionieri di guerra alleati.

Ricercato dalla polizia nazista e da quella fascista, Guglielmo Jervis decise di trasferirsi in Val Pellice e qui, grazie anche ai contatti che aveva avuto in Svizzera con i servizi segreti alleati, organizzò sopra Angrogna il campo che ricevette il primo lancio d’armi per i partigiani effettuato dagli Alleati nelle Alpi occidentali. Willy, con questo nome avrebbe militato per non molto tempo nella Resistenza, era intanto entrato a far parte del primo Comitato militare del Partito d’Azione che lo nominò commissario politico regionale delle formazioni “Giustizia e Libertà” operanti in Piemonte.
Durante una missione in Val Germanasca, Willy finì nelle mani dei tedeschi. Aveva con sé documenti militari compromettenti e i nazisti capirono di aver pescato un pesce grosso.
Sottoposero per giorni e giorni Willy ad atroci torture, ma l’ingegner Jervis non si lasciò sfuggire la minima informazione.
Nella notte fra il 4 e il 5 agosto Willy ed altri quattro partigiani furono trasportati sulla piazza di Villar Pellice e fucilati.
All’ingegnere fu riservato un trattamento particolare: il suo cadavere fu lasciato appeso, per ludibrio, ad un albero.
Qualche tempo dopo, proprio al di là del muro contro il quale i partigiani erano stati messi a morte, fu trovata una piccola Bibbia che Guglielmo Jervis portava sempre con sé; sulla copertina del volumetto si trovarono, incise con uno spillo, queste parole:
“Non piangetemi, non chiamatemi povero. Muoio per aver servito un’idea”.
( da Istoreto- archivi della Resistenza ultima revisione:23/10/2013- Anpi -donne e uomini della Resistenza)

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