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5 MAGGIO 1936, CON LA CADUTA DI ADDIS ABEBA TERMINA LA GUERRA D’ETIOPIA

5 MAGGIO 1936, CON LA CADUTA DI ADDIS ABEBA TERMINA LA GUERRA D’ETIOPIA.

Vogliamo ricordare le vittime etiopi della terrificante ed efferata, criminale, guerra fascista di conquista coloniale dell’Etiopia, delle 500 tonnellate di aggressivi chimici usate in sette mesi di guerra.

Oltre all’uso dei gas, la denuncia della brutale reazione italiana all’attentato a Graziani commesso da due studenti eritrei il 19 febbraio del 1937 ad Addis Abeba.Quel giorno nel palazzo del govenatore Graziani era prevista una cerimonia per la nascita del primogenito del principe Umberto. Mentre Graziani stava distribuendo monete a una folla di poveri e mendicanti scoppiarono due bombe: la seconda investì in pieno Graziani con più di 300 schegge.

Mentre veniva portato all’ospedale nel cortile del palazzo si scatenò il finimondo: i carabinieri impauriti spararono a raffica contro i mendicanti e la folla uccidendo centinaia di persone innocenti. Subito dopo il federale Cortese ordinò alla comunità italiana di Addis Abeba di vendicare Graziani alla maniera squadrista: alcune migliaia di abitanti furono uccisi per strada senza distinguere vecchi e ragazzi. Migliaia di tucùl vennero bruciati e gli abitanti sterminati quando uscivano. Fu così che ad Addis Abeba, città africana, per tre giorni gli africani non si fecero vedere.

Lo scempio durò tre giorni con l’avallo di Graziani (che nel frattempo si era risvegliato in ospedale) e Mussolini da Roma. In Italia naturalmente non si seppe nulla.

I massacri non finirono qui:
– 4000 etiopi furono portati in improvvisati campi di concentramento in Etiopia
– furono ammazzati un migliaio di cantastorie che nei mesi precedenti avevano predetto la fine del dominio italiano
– furono deportati in Italia poco meno di 200 notabili (persone in vista) della comunità etiope della capitale / distruzione della intellighenzia etiope
– furono uccisi in massa i religiosi cristiano-copti del monastero di  Debra Libanos  ritenuto a torto il cuore dell’attentato a Graziani. Nel maggio dello stesso anno furono fucilati i monaci ma anche i giovani diaconi del monastero (in tutto 450). Ma altre ricerche fanno ascendere il numero di fucilati tra 1423 a 2033 con l’uccisione di religiosi di altri monasteri. E’ evidente l’intenzione di cancellare l’esistenza della classe dirigente etiope.

Ma i crimini in Etiopia non finirono qui:
– fino al ’39 la resistenza abissina fu molto aspra e questo richiese il solito corteo di massacri ai danni di civili e combattenti. Ultima strage, nel ’39 un migliaio di abissini vennero ipritati in una grotta dove avevano trovato rifugio Quella strage Etiope coi gas
– nel ’37 fu avviata una odiosa campagna di separazione razziale tra italiani ed indigeni basata sul presupposto della netta superiorità italiana e della netta inferiorità razziale degli abissini (segregazione razziale)
– furono definite rigidamente le aree urbane in cui italiani ed etiopi da quel momento sarebbero vissuti: diversi i quartieri abitativi, diversi i cinema, i negozi e autobus; scuole su base razziale
– vennero aboliti i matrimoni misti (italiani con etiopi)
– venne condannato il Madamato (convivenza tra italiani e donne etiopi) con pene per gli italiani inadempienti


– si condannarono i legami di sangue tra italiani ed etiopi descrivendo con tinte fosche il meticcio, frutto di un’unione contro natura tra una razza forte e una inferiore con caratteri animaleschi. Le unioni sessuali erano definire accoppiamenti con “creature inferiori” derivate da un’ ”assoluta anormalità fisiologica”. Oppure i rapporti sessuali erano definiti promiscuità. Il prodotto di queste unioni (il meticcio o mulatto) sarebbe stato gravato da tare ereditarie derivate dall’accoppiamento di due razze diverse di cui la peggiore aveva il sopravvento


– fu tollerata solo la prostituzione delle donne indigene
– fu cancellata dalla radio ed espicitamente proibita “Faccetta nera”
Bisogna dire che il razzismo segregazionista nacque in Etiopia nonostante non si legasse con le caratteristiche popolari dell’emigrazione in colonia: i “petit blanc”, ossia metà dei coloni erano contadini, artigiani, piccoli commercianti, operai che avevano bisogno di costruire una famiglia e della collaborazione degli indigeni.
Tutto questo durò solo quattro anni: dal ’37 al ’41 quando tutto andò perduto
– Questi comportamenti avrebbero ispirato solo un anno dopo le Leggi Razziali antiebraiche in Italia (1938).
Non fu genocidio nelle colonie italiane ma si può parlare di “atti genocidari” o meglio di “crimini di guerra”.

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