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5 settembre 1944 la strage nazifascista di Pescia

“…Il giorno successivo verso le ore 13, anche se prima vi erano stati alcuni rilasci, 9 uomini furono impiccati ai platani di viale Garibaldi mentre 3 partigiani catturati armi in pugno due ore prima erano stati impiccati agli alberi di viale Forti. Qui a Pucci Gabriello venne tagliata la lingua quando chiese di essere impiccato prima del figlio Piero Luigi.”

Verso la fine dell’estate i tedeschi si preparavano a lasciare Pescia ma non prima di aver minato i ponti e parte dell’abitato. Anche per questo l’attività partigiana si era fatta più intensa. In tutta risposta l’occupante non solo inasprì le limitazioni di movimento della popolazione ma diede avvio a rastrellamenti su ampia scala. Nei primi giorni di settembre la città venne dichiarata zona d’operazione da parte del Comando di piazza.
Il 3 settembre, in località Palagio, dei partigiani uccisero due tedeschi. Così, mentre un grande rastrellamento era in corso sul monte Telegrafo a nord-ovest di Pescia, il comando tedesco reagì alla notizia con vari rastrellamenti nella stessa città. Vennero fatti alcuni prigionieri che tuttavia furono rilasciati, eccetto 14 che era stati presi in località Collecchio, vicino a dove erano stati uccisi i due tedeschi. Furono portati in carcere per essere identificati come antifascisti insieme ad altri detenuti. Tra i 14 vennero indicati 6 uomini più per i loro trascorsi poco legali che per attività antifascista. Furono impiccati in viale Forti alle 1 del mattino del 4 settembre.
Lo stesso giorno, sempre all’interno del grande rastrellamento, a Collecchio furono presi tre membri della famiglia Cerboncini. Costretti a scavare una piazzola per una mitragliatrice, alla sera, terminato il lavoro, furono condotti al luogo della loro esecuzione. I tre, intuito il pericolo, riuscirono a eludere la sorveglianza e a fuggire. Ma i due fratelli furono catturati di nuovo alle porte di Pescia. Ricondotti a Collecchio vennero fucilati presso la chiesa del paese alla presenza di un sacerdote.
Il giorno successivo verso le ore 13, anche se prima vi erano stati alcuni rilasci, 9 uomini furono impiccati ai platani di viale Garibaldi mentre 3 partigiani catturati armi in pugno due ore prima erano stati impiccati agli alberi di viale Forti. Qui a Pucci Gabriello venne tagliata la lingua quando chiese di essere impiccato prima del figlio Piero Luigi.
Nonostante la dura reazione tedesca il pericolo maggiore venne evitato in quanto il comando tedesco, forse su ordine di alcuni ufficiali provenienti dal Comando supremo di Barga (Lucca), aveva deciso la distruzione della città. Tuttavia l’intervento deciso del vescovo monsignor Angelo Simonetti che offrì la propria persona in cambio della salvezza della città fece in modo che il comandante Hertz riuscisse a ottenere dal Comando di Barga il ritiro dell’ordine.

Elenco delle vittime decedute
1. Bonelli Mario, pesciatino di anni 47. Impiccato il 5 settembre ai platani di viale Garibaldi.
2. Campioni Ultimo Ernesto, pesciatino di anni 54. Impiccato la notte del 4 settembre nei pressi del
ponte San Francesco.
3. Carrara Abramo, di anni 31, fratello di Iacopo. Di Galleno (Fucecchio o Castelfranco di Sotto).
Impiccato il 5 settembre sul viale Forti. Partigiano.
4. Carrara Iacopo, di anni 21, fratello di Abramo. Di Galleno (Fucecchio o Castelfranco di Sotto).
Impiccato il 5 settembre sul viale Forti. Partigiano.
5. Cerboncini Bruno, di anni 16. Fucilato il 4 settembre a Collecchio. Fratello di Gualberto.
6. Cerboncini Gualberto, di anni 19. Fucilato il 4 settembre a Collecchio. Fratello di Bruno.
7. Del Re Achille Armando, di anni 51. Sfollato da Viareggio (Lucca). Impiccato il 5 settembre ai platani
di viale Garibaldi.
8. Di Piramo Silvano, pesciatino di anni 23. Impiccato la notte del 4 settembre nei pressi del ponte San
Francesco.
9. Fagni Amleto, di anni 20. Di Galleno (Fucecchio o Castelfranco di Sotto). Impiccato il 5 settembre sul
viale Forti. Partigiano.
10. Fantozzi Foresto Mario, pesciatino di anni 40. Impiccato la notte del 4 settembre nei pressi del
ponte San Francesco.
11. Franchi Mario, pesciatino di anni 51. Impiccato il 5 settembre ai platani di viale Garibaldi.
12. Franchi Mario, pesciatino di anni 23, figlio di Giovanni. Impiccato il 5 settembre ai platani di viale
Garibaldi.
13. Franchi Giovanni, pesciatino di anni 59, padre di Mario. Impiccato il 5 settembre ai platani di viale
Garibaldi.
14. Goiorani Natale, pesciatino di anni 25. Partigiano del 3. Gap “Canea”. Impiccato la notte del 4
settembre nei pressi del ponte San Francesco.
15. Landi Alarico, pesciatino di anni 43. Impiccato il 5 settembre ai platani di viale Garibaldi.
16. Lippi Alberto, pesciatino di anni 37. Impiccato la notte del 4 settembre presso il ponte San
Francesco.
17. Pucci Piero Luigi, pesciatino di anni 21, figlio di Gabriello. Impiccato il 5 settembre ai platani di viale
Garibaldi.
18. Pucci Gabriello, pesciatino di anni 56, padre di Piero Luigi. Impiccato il 5 settembre ai platani di viale
Garibaldi.
19. Rossi Gino, pesciatino di anni 50. Impiccato la notte del 4 settembre nei pressi del ponte San
Francesco.
20. Vezzani Attilio, pesciatino di anni 58. Impiccato il 5 settembre ai platani di viale Garibaldi.
Altre note sulle vittime:
1. Arrigoni Pietro, rastrellato e poi liberato.
2. Bartolini (detto Fegato), catturato il 4 pomeriggio.
3. Battaglini Renzo, catturato in località Collecchio il 4 settembre.
4. Benedetti Artidoro, arrestato e poi liberato.
5. Cerboncini Umberto. Fatto prigioniero il 4 settembre insieme ai figli Bruno e Gualberto. Riuscì a
fuggire alla fucilazione.

Responsabili
Reparto (divisione, reggimento, battaglione, corpo di appartenenza, ecc.)
 2. battaglione del 146. reggimento della 65. divisione di fanteria.
 compagnia del 2. battaglione del 146. reggimento della 65. divisione di fanteria.
Nomi:
1. Hertz, comandante di piazza. Austriaco di fede cattolica.
2. Auerbach Willi, tenente 7. compagnia.
3. Urban Ernest, tenente 7. compagnia.

Riguardo all’impiccagione dei tre partigiani, dopo la liberazione un prigioniero tedesco disse agli inquirenti
statunitensi che due di essi furono brevemente interrogati dal tenente Urban e poi condannati a morte

Bibliografia

556. Calamari Giuseppe, In memoria delle vittime pesciatine della scellerata barbarie nazi-fascista, Stamperia Benedetti, Pescia 1945, 16 pp. 559. Amministrazione comunale di Pescia, Nel decimo anniversario della liberazione 8 settembre 1944-8 settembre 1954, Stamperie Benedetti, Pescia 1954, 38 pp. 569. Bardelli Renzo, Francini Marco (a cura di), Pistoia e la Resistenza: atti per il riconoscimento e la concessione della medaglia d’argento al valor militare alla città di Pistoia, Tellini, Pistoia 1980, 182 pp. 573. Birindelli Dino, Pescia. Cronaca 1943-1944, Edizioni Benedetti, Pescia 1984, 328 pp. 574. Birindelli Dino, Pescia. Bilancio di una guerra, Amministrazione comunale di Pescia, Pescia 1985, 84 pp. 590. Ferretti Vasco, 1944. Una estate rosso sangue.

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