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7 Marzo 1944 – A 24 anni, il Partigiano “Lamberto” Giorgio Labò viene torturato e fucilato a Roma dai nazifascisti:

7 Marzo 1944 – A 24 anni, il Partigiano “Lamberto” Giorgio Labò viene torturato e fucilato a Roma dai nazifascisti:Nato a Modena il 29 maggio 1919, fucilato a Roma il 7 marzo 1944, studente di Architettura, Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.

Due militi della PAI (Polizia Africa Italiana), abbassarono la sponda del camion. Ne discesero Antonio Bussi, Concetto Fioravanti, Vincenzo Gentile, Paul Lauffer, Francesco Lipartiti, Antonio Nardi, Mario Negelli e Augusto Pasini. Il nono condannato dovette essere trascinato a braccia, per la fucilazione sugli spalti di Forte Bravetta. Era Giorgio Labò, che per giorni era stato tenuto con le mani e con i piedi strettamente legati nella cella n° 31 del carcere romano di via Tasso.

Di questo supplizio ebbe a scrivere Antonello Trombadori, suo compagno di lotta e di prigionia:

“Il martirio della legatura mani e piedi durò diciotto giorni. Le mani strette dietro la schiena; una sull’altra; deve giacere bocconi per evitare che il peso del suo corpo ricada in modo insopportabile sulle mani tumefatte e gonfie per il nodo strettissimo della corda… Le mani sono diventate livide ed enormi per il gonfiore; il difetto di circolazione ha provocato anche sul suo volto gonfiori e rose di sangue. Attorno ai polsi un solco putrido… infezione, cancrena… “.Pure in queste condizioni, Labò, tradito con altri suoi compagni da Giovanni Amidei, non parlò durante la detenzione e seppe resistere sino alla morte.Giorgio Labò era studente di Architettura al Politecnico di Milano (che nel dopoguerra gli ha conferito la laurea “ad honorem”). Interrotti gli studi per il servizio militare, l’8 settembre del ’43 era sergente del Genio Minatori.Passò subito, con il nome di battaglia di Lamberto, con i partigiani della zona di Poggio Mirteto.Poi, avendo acquisito da militare conoscenza degli esplosivi, aveva messo la sua esperienza al servizio dei GAP romani.

Franco Calamandrei, in un ricordo di Labò pubblicato a venticinque anni dalla fucilazione del giovane gappista, annotava che :”ingegnandosi sui mezzi di fortuna di cui disponeva nella piccola santabarbara clandestina di via Giulia, dai primi rudimentali spezzoni con la miccia a fiammifero Giorgio era arrivato, abbastanza presto, a mettere insieme ordigni a reazione chimica di impiego agevole e di funzionamento pressoché sicuro. E – si capisce – quel perfezionarsi del nostro arsenale aveva contribuito a sviluppare le possibilità offensive dei gruppi partigiani gappisti”.Al nome di Giorgio Labò è oggi intestata una piazza di Genova, dove il padre Mario, apprezzato architetto, ha a lungo lavorato.

Sempre a Genova, nel 1983, si è costituita la Fondazione Mario e Giorgio Labò, dedita a studi e ricerche sugli aspetti urbanistici, architettonici, tecnici e storico sociali della Liguria.

Onorificenze
Medaglia d’oro al valor militare alla memoria :

“Formatosi ad una pura fede antifascista, sergente del genio minatori, combatté strenuamente l’8 settembre 1943 contro il tedesco invasore. Accorreva quindi nelle file partigiane, compiendo innumerevoli ed audaci azioni di sabotaggio. Distruggeva, fra l’altro, un treno e un ponte ferroviario. Entrato nell’organizzazione militare del partito comunista italiano, diveniva a Roma l’animatore instancabile dei gloriosi G.A.P. centrali. Tecnico espertissimo del sabotaggio, costituiva nel cuore stesso della città un laboratorio per la costruzione dei mezzi più efficienti d’offesa con i quali riforniva i suoi reparti d’assalto. Caduto nelle mani delle SS. tedesche, resisteva con incrollabile fermezza alle torture più atroci per più di un mese. Legato mani e piedi ininterrottamente da strettissimi vincoli che fecero in breve tempo incancrenire i suoi polsi, con le ossa fracassate ed il volto disfatto dalle percosse, ad ogni intimazione dei carnefici rispondeva: “Non lo so e non lo dico. Viva l’Italia!”. Condannato senza processo alla pena capitale, cadeva serenamente sotto il piombo tedesco”.
— Palidoro, settembre 1943 – Poggio Mirteto, ottobre 1943 – Roma, novembre 1943-marzo 1944

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