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9 febbraio 1945 : A 21 anni, il Comandante Partigiano “Mirko  Andreoli”  viene torturato e fucilato dai nazisti

9 febbraio 1945 : A 21 anni, il Comandante Partigiano Mirko  Andreoli  viene torturato e fucilato dai nazisti assieme ad altri 20 giovani:Nato a Sorbolo (Parma) nel 1923, caduto a Villa Cadè (Reggio Emilia) il 9 febbraio 1945, Medaglia d’oro al valor militare alla memoria.

Aveva appena vent’anni quando era entrato nelle prime formazioni partigiane di quella che è chiamata Bassa Parmense. Per il suo coraggio e le capacità organizzative, al ragazzo fu affidato il comando di un distaccamento della 47a Brigata Garibaldi.Nella prima settimana di gennaio del 1945 Mirko Andreoli venne inviato, dai capi della Quarantasettesima, assieme ad altri due comandanti (Saetta e Marco) a Bazzano Parmense, per prendere contatti e coordinarsi con altri gruppi partigiani. La zona era coperta di neve e i problemi logistici erano enormi. Riporto parte di una testimonianza di un combattente di un’altra formazione, su una spiata che coinvolse l’Andreoli  e lo fece arrestare in uno dei casolari dove si era nascosto . Portato a Ciano D’Enza nel presidio nazifascista, venne torturato per ore  e poi portato in carcere a Parma. Il 7 febbraio 1945 partigiani reggiani uccisero un ufficiale nazista e così, nemmeno due giorni dopo, sulla via Emilia, all’alba del 9 febbraio, arrivò la rappresaglia delle truppe di occupazione: ventuno giovani tra i quindici e i ventitré anni vennero prelevati dalle carceri di Parma e di Ciano d’Enza, trasferiti a Villa Cadé, frazione a sud di Reggio Emilia, e fucilati. 

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Anche nella morte Mirko Andreoli fu unico. I testimoni presenti alla fucilazione hanno detto che, tumefatto e irriconoscibile per le torture subite, rifiutò energicamente di farsi bendare e sputò in faccia all’ufficiale che lo pretendeva, che  mentre agli altri sparò un colpo di pistola, a all’eroico partigiano  piantò una baionetta fra gli occhi come colpo di grazia. motivazione della medaglia d’oro al valor militare che nel 1994 gli venne riconosciuta, alla memoria, dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro con la seguente Motivazione :”«Appena ventenne, sospinto da acceso spirito di rivolta contro l’oppressore, entrava tra i primi nelle formazioni partigiane parmensi, subito emergendo per capacità organizzativa ed eccezionale coraggio. Comandante di uno dei più agguerriti distaccamenti della 47’ Brigata Garibaldi, trascinava i suoi uomini in molteplici combattimenti. Catturato in una imboscata e tradotto a Ciano d’Enza, centro di martirio per molti partigiani, veniva riconosciuto dal nemico e sottoposto a indicibili torture. Pur martoriato, manteneva un fiero e sprezzante contegno verso i suoi aguzzini che, furenti del suo nobile silenzio, lo assassinavano e abbandonavano il corpo nel mezzo della via Emilia. Luminoso esempio di virtù militari e civili, è ricordato come un faro della resistenza parmense per le future generazioni.»
— Villa Cadé, 9 febbraio 1945

 

 

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