Crea sito

Addio a Venanzio Ghibellini ex deportato dei campi di concentramento

Addio a Venanzio Ghibellini ex deportato dei campi di concentramento

E’ stato uno dei testimoni più appassionati e lucidi della Resistenza, simbolo dei partigiani ancora attivo nel tenere viva la memoria della lotta di Liberazione dal nazifascismo. E’ morto la notte scorsa a Milano Venanzio Gibillini, uno degli ex deportati milanesi più noti: aveva 20 anni quando fu deportato prima a Bolzano, poi a Flossemburg e infine a Dachau. Ma la sua storia cominciò dopo l’8 settembre del 1943: Gibillini, soldato dell’esercito, rifiutò di aderire alla Repubblica sociale italiana e così nel 1944 fu arrestato e portato a San Vittore, rischiando più volte di essere fucilato assieme agli altri prigionieri

Un ricordo del professore Andrea Bienati, docente di Storia e Didattica della Shoah e delle deportazioni che spesso lo accompagnava nei suoi incontri con gli studenti: «Una vita trascorsa a contatto con i ragazzi delle scuole italiane e tedesche, nel segno di un ricordo del passato per costruire insieme un futuro migliore. Nelle sue testimonianze ai giovani, spesso rese accompagnato dal figlio Walter in un simbolico passaggio di testimone, insegnava a riflettere sull’umanità all’ombra del Male, che nonostante tutto sapeva resistere. Portava sempre con sé il cucchiaio che di nascosto aveva ricavato in un’officina delle imprese tedesche nelle quali era stato costretto a lavorare come schiavo da deportato, che racchiudeva la sua storia di umanità racchiusa nelle due parole incise: “Mamma” e “Milano”.

In questi giorni solo la malattia improvvisa lo aveva costretto a disdire i tanti incontri che gli avevano richiesto le scuole e il Centro Culturale Asteria. Negli incontri con le scuole di ogni ordine e grado Venanzio diventava “un giovane” che parlava ai giovani. Ai giovani sapeva trasmettere la capacità di sperare nonostante tutto e la voglia di camminare insieme per costruire il futuro.

Ultimamente gli era stato fatto pervenire il ritratto che un deportato gli aveva fatto negli ultimi giorni di prigionia nel Lager. La storia di questo ritrovamento era già di per sé una metafora del futuro della Memoria, nel quale due figli di deportati che non si conoscevano si sono ritrovati in Internet, hanno condiviso emozioni e storie e arricchito con nuove informazioni la memoria dei padri. Storia, Memorie e riflessioni senza rancore sull’uomo erano le chiavi con le quali Venanzio sapeva aprire i cuori dei giovani che lo ascoltavano e che in ogni incontro lo coinvolgevano con domande e riflessioni sull’Uomo di sempre».Prigionieri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.