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Agitu Ideo Guteda – Arrestato il suo assassino, era un suo dipendente.

TRENTO. Uno stipendio non pagato. L’ira. L’omicidio. E la violenza sul corpo, quando ormai non poteva più difendersi. E’ svanito così il sogno di Agitu Ideo Gudeta, 42 anni, fuggita dalla sua Addis Abeba e diventata «La regina delle capre felici» con l’azienda biologica aperta a  Maso Villalta a Frassilongo in Valle dei Mocheni tra le montagne del Trentino. L’assassino è Adams Suleimani, 32 anni, di origini ghanesi. Ha confessato davanti ai carabinieri al magistrato.Il dipendente, Adams Suleimani, è stato fermato nella notte e interrogato dai carabinieri, guidati dal comandante provinciale Michele Capurso. Il ruolo di Suleimani, che è adesso in carcere a Trento, nell’azienda agricola di Gudeta era di fare pascolare le capre. In un primo momento i carabinieri avevano anche interrogato l’uomo della Valle dei Mocheni denunciato da Agitu nel 2018 e poi condannato senza però l’aggravante dell’odio razziale, ma è stato giudicato estraneo ai fatti.

A Gudeta è costato molto lasciare l’Etiopia, dove si era impegnata contro l’accaparramento delle terre da parte di alcune multinazionali. Una lotta intrapresa con l’entusiasmo della gioventù, dopo gli studi di Sociologia all’Università fatti in Italia. Ma nel 2010, sono arrivate le minacce del governo. Minacce di morte.Ha scelto di ricominciare a 8 mila chilometri di distanza. Non è stato facile vincere la diffidenza, fare breccia in una comunità unita, consolidata. Ma ci è riuscita, con quasi tutti. A parte il vicino di casa che un paio d’anni fa le aveva urlato «brutta negra, non puoi stare qua». E poi, la minaccia: «Devi morire». E’ stato condannato a nove mesi di carcere (ma non con l’aggravante dell’odio razziale), abbuonato dalla condizionale.Il suo sorriso scaturiva dalla serenità di costruire qualcosa di buono, per se stessa, ma anche per la comunità che l’aveva accolta. E la gente del posto lo aveva capito. Per questo era benvoluta. Aveva chiamato la sua azienda «La capra felice» e l’allevamento aveva raggiunto quota 180 ovini. E a giugno, aveva sfidato la crisi legata al Coronavirus aprendo la «Bottega della Capra Felice» a Trento. L’attività in espansione l’aveva spinta a cercare aiuto. Agitu aveva scelto di dare lavoro e alloggio a un uomo arrivato come lei da lontano, dal Ghana. Abitava al primo piano del Maso Villalta. E’ stato proprio quell’uomo a ucciderla. Con ogni probabilità, un accesso d’ira. Quattro, forse cinque colpi alla testa con un martello. Spenta la luce. Spento il sogno di Agitu. E poi, lo spregio della violenza sessuale sul corpo ormai senza vita.

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