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Brescia, ci ha lasciati la partigiana Agape Nulli.Chiese il perdono per Priebke

È morta a Brescia all’età di 93 anni, Agape Nulli Quilleri. Simbolo della lotta al nazifascismo, era presidente delle Fiamme Verdi. Staffetta partigiana, fu arrestata all’età di 18 anni mentre in bicicletta portava le armi ai partigiani e nel carcere di Brescia incontrò Erich Priebke.
Particolare il ricordo della richiesta di perdono per il boia nazista Priebke nonostante gli orrori conpiuti. Agape chiese prima a Ciampi, poi a Napolitano di perdonarlo .
Aveva 93 anni ed era una delle figure di riferimento della Resistenza Bresciana, oltre che presidentessa onoraria delle Fiamme Verdi. A darne notizia – “con immenso dolore” – è stata la stessa associazione, sul cui sito è pubblicata una lunga biografia di Agape Nulli che pubblichiamo integralmente di seguito.

Agape Nulli era nata a Iseo il 16 marzo 1926, in una famiglia dalle forti convinzioni liberali. Visse un’infanzia di impegno sportivo a livello agonistico che contribuì a procurarle un iniziale, ingenuo entusiasmo per il fascismo. Dopo lo scoppio della guerra e la morte in Montenegro del fratello Giuseppe (1942), respirando le sempre più eloquenti posizioni antifasciste della famiglia e grazie al contributo di alcuni insegnanti del Liceo Arnaldo (tra cui Antonio Bellocchio, Mario Marcazzan, Andrea Vasa, don Giuseppe Almici, poi impegnati a vario titolo nella lotta di liberazione) iniziò a maturare un nuovo, opposto entusiasmo contro il regime fascista, responsabile della progressiva distruzione dell’Italia in senso fisico, ideale e morale.

 

Già dall’8 settembre 1943, benché ancora studentessa liceale diciassettenne, iniziò a svolgere i primi incarichi di supporto al nascente movimento resistenziale. La crudele esecuzione di Giacomo Perlasca e Mario Bettinsoli, il 24 febbraio 1944, aumentò la sua indignazione contro il fascismo (fu sospesa da scuola per essersi rifiutata di fare il saluto fascista al Preside) e moltiplicò lo slancio e la fierezza delle sue azioni: in svariate occasioni accompagnò uomini in fuga dal Sebino alla Valcamonica, trasportò volantini e stampa clandestina, ma anche vestiti, cibo e persino armi e munizioni per i ribelli dalla città al Sebino: senza particolari investiture, divenne una tra le più attive staffette partigiane delle Fiamme Verdi. Non scelse mai un nome di battaglia: fu per tutti semplicemente Agape.

 

Il 18 agosto 1944 fu arrestata con l’accusa di aver consegnato un carico d’armi in Valcamonica e fu rinchiusa a Canton Mombello come detenuto politico. Alcuni giorni subirono la stessa sorte anche i familiari (il padre Lodovico, la madre, le sorelle Mariuccia e Rosetta, il piccolo nipote Ennio e la suocera di Rosetta), poi internati nel lager di Gries, presso Bolzano.

Nel carcere cittadino, dove rimase imprigionata fino alla liberazione della città, Agape subì l’interrogatorio di Erik Priebke, il famigerato boia delle Fosse Ardeatine. Nella prigione cittadina condivise la sorte con le altre detenute, come Irene Coccoli, Letizia Pedretti e Antonia Oscar Abbiati («donne splendide, disposte a battersi con una forza e un coraggio che riempiva gli ideali di fatti concreti», come ebbe a definirle in successive interviste). Accanto ad esse, sperimentò la vicinanza delle “Massimille”, delle suore segretamente attive a sostegno della Resistenza (come madre Elsa Daffini, suor Anicetta, suor Giovanna, suor Fedele), dei numerosi sacerdoti partigiani arrestati (tra gli altri, don Vender, mons. Fossati, don Comensoli)… sperimentò quel mondo partigiano e antifascista cattolico silente e operoso che agiva, educava, assisteva, collaborava, rendeva possibile l’impossibile.

Liberatasi dal carcere insieme alle altre prigioniere il 24 aprile 1945, si diresse subito a casa di Sam Quilleri, il vice comandante della Brigata FF.VV. “X Giornate”, che sarebbe diventato di lì a poco suo marito, compagno nella vita e nelle molte battaglie politiche, sociali e civili del dopoguerra.

Nel 2009 fu chiamata alla presidenza dell’Associazione Fiamme Verdi: «le mie Fiamme Verdi», come amava chiamarle e come le ha affettuosamente chiamate fino a pochi giorni prima di spegnersi.

Chiunque l’abbia conosciuta – o anche solo incontrata – ne ha potuto sperimentare la preparazione intellettuale, la saldezza ideale, la dirittura morale, ma soprattutto il magnetismo, l’energia e il fascino profondo che promanava dalla sua schiettezza sincera e tagliente, dal suo atteggiamento schivo e talvolta severo, ma sempre accogliente, dall’assenza di retorica nel suo parlare, dalla raffinata capacità di analisi e dall’ostinato rifiuto verso ogni forma di servilismo o adulazione.

Agape Nulli Quilleri è stata una donna veramente e pienamente libera, mossa da uno slancio vitale contagioso, sostenuta da un’incrollabile fede per la libertà e capace di fornire a chiunque la incontrasse un’ispirazione sferzante, che richiamava alla responsabilità individuale e collettiva nei confronti della società, senza scuse e senza fronzoli. Amava i giovani, perché è sempre stata giovane.

Per tutta la sua vita si è rifiutata di percorrere la via più semplice o la più comoda: anche nella lunga e dolorosa malattia che l’ha condotta fino al passo estremo, ha mantenuto la sua limpida fermezza. Ha affrontato l’ultimo nemico, la sofferenza, con le difficoltà dell’esile corpo ma con la tenacia battagliera della sua instancabile energia morale, intellettuale e ideale. Non ha mai perso occasione di esortare le sue Fiamme Verdi all’impegno, alla testimonianza, alla lotta per la Libertà.

Grazie, Agape, per essere stata la nostra guida in questi anni. Non potremo dimenticarti mai, e cercheremo di essere degni dell’eredità preziosa che ci hai consegnato.

Le tue Fiamme Verdi

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