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È morta a Cracovia Eva Mozes Kor. L’ultima delle “gemelle Menghele“

È morta a Cracovia Eva Mozes Kor. L’ultima delle “gemelle Menghele“, sopravvissute alle torture del medico Josef Mengele, conosciuto per i suoi esperimenti disumani condotti all’interno del campo di concentramento di Auschwitz.  Miriam, la sua sorella gemella, è morta negli anni novanta. Insieme erano riuscite a sopravvivere al lager, nel quale la madre, il padre e i fratelli erano morti nelle camere a gas. Da tempo Eva viveva negli Stati Uniti, si trovava in Polonia per un viaggio organizzato dalla sua associazione, Candles, insieme al figlio Alex Kor.

La donna è stata trovata morta questa mattina in una camera d’albergo di Cracovia, non lontano dal campo di concentramento dal quale era sopravvissuta. Si trovava in Polonia per l’ annuale viaggio educativo con un gruppo di giovani proprio nell’ex lager di Auschwitz. La visita era organizzata dall’associazione Candles (Children of Auschwitz Nazi Deadly Lab Experiments Survivors), composta da un museo dell’Olocausto e da un centro educativo, che lei stessa aveva fondato a Terre Haute, nell’Indiana, dove di era trasferita con il marito, anche lui sopravvissuto alla Shoah. Lo scopo di questi viaggi era quello di mantenere viva la memoria dell’orrore dell’olocausto, ma anche educare all’arte del perdono. La stessa Eva racconta in suo libro  di aver “imparato a perdonare” i suoi carnefici.

Nata il 31 gennaio 1934 a Portz, allora in Ungheria e oggi in Romania, fu portata ad Auschwitz nel maggio 1944: sulla lunga banchina affiancata alle porte dei forni crematori, affollata di migliaia di ebrei appena arrivati dall’Ungheria, come ha raccontato lei stessa, un militare osservava  due bambine vestite di un identico abitino rosso, strette alle mani della madre. «Sono gemelle?», chiese. Avuta la risposta affermativa, le trascinò via .Eva si salvò così dalla camera a gas, ma finì nelle mani di Josef Mengele, il serial killer medico nazista

 Eva, insieme alla sorella e ad altre coppie di gemelli, avevano subito ad Auschwitz test, trasfusioni, iniezioni di virus e medicinali. Aveva visto i suoi compagni morire a seguito di operazioni e amputazioni, ma era determinata a tornare a casa ed era riuscita, insieme alla sorella, a sopravvivere fino all’arrivo degli alleati. A 16 anni si era trasferita in Israele e da lì negli Stati Uniti. In quel momento ancora covava odio per quello che aveva dovuto subire, poi l’incontro con una ex nazista aveva fatto riemergere il suo dolore e le aveva mostrato una strada alternativa al rancore.

 

Dopo la fine della seconda guerra mondiale si recò in Israele e dagli anni ’50 si era trasferita negli Usa e a Terre Haute, nell’Indiana, aveva creato l’associazione Candles (Children of Auschwitz Nazi Deadly Lab Experiments Survivors), un museo dell’Olocausto e un centro educativo.  Da trent’anni viaggiava in tutto il mondo come testimone dei crimini nazisti, insegnando l’importanza del perdono per superare i traumi personali e storici.

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