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Mario Verdone:Padre della Libertà

MARIO VERDONE
Padre della Libertà

“… A partire dal marzo 1943 Verdone si trasferisce, per lavoro, a Roma, presso il Centro sperimentale di cinematografia (Csc), iniziando a dividere i suoi affetti cittadini tra Siena e Roma. Ma due mesi dopo, anche i figli unici di madre vedova sono richiamati. Torna in Toscana, come sottufficiale, destinato alla fortezza-deposito di Livorno. Comanda un piccolo distaccamento di riservisti e ragazzi. In quel luogo lo coglie l’8 settembre 1943. Non ci sono ordini, i tedeschi avanzano dal porto con i carri armati. Bisogna decidersi.

“Loro mi interrogavano esitanti: “Signor tenente che facciamo? Quelli hanno i carri noi il modello 91″”. Arrivano i tedeschi in pochi minuti. Il tenente Verdone ordina di non fare resistenza e consegna le poche armi in dotazione all’avamposto. Ma si infila la sua pistola in tasca mostrando la fondina vuota al burbero comandante tedesco che gliela chiede. “L’ho persa, risponde”. Rischiando di fare “un brutta fine se mi avessero perquisito”. I tedeschi ripartono richiamati da un bombardamento intorno al porto di Livorno .Il sottotenente dà subito l’ordine di togliersi l’uniforme e di mettersi in salvo. “Mi infilai un paio di calzoncini corti, nascosi la mia pistola di ordinanza in tasca, e, recuperando alcuni salamini e qualche formina di formaggio, che i miei soldati avevano sottratto dalla dispensa e poi seminato per strada fuggendo, tornai a Siena”. La madre lo accoglie sulla porta con “figlio mio benedetto, ti rivedo”, poi vedendo il cibo, aggiunse con calma, “ci faranno comodo” .

 

Una settimana dopo si arruola con i partigiani della brigata Monte Amiata. Ma ogni tanto, considerando il suo carattere di curioso mai domo, torna in città, rischiando, a trovar la madre e gli amici. Saputo che il patrimonio della cineteca del Csc di Roma è in pericolo decide di arrivare, clandestinamente, sino alla capitale. Insieme con alcuni colleghi e impiegati del Centro seppelliscono le copie di alcuni capolavori sovietici, di Ejzenstejn e Pudovkin, che i nazisti avrebbero forse bruciato: Sciopero, Ottobre, La corazzata Potëmkin, La terra, Arsenale, La madre. “
Nato ad Alessandria il 27 luglio 1917, deceduto a Roma il 26 giugno 2009, assistente universitario, scrittore e critico cinematografico.
Laureato in Giurisprudenza e Scienze politiche, l’8 settembre 1943 si trovava a Livorno come sottotenente dell’88° Reggimento Fanteria. Dopo aver tentato vanamente la difesa della “Fortezza Nuova”,Verdone, rimasto isolato, decise di raggiungere Siena dove si aggregò si partigiani badogliani del “Gruppo Amiata”. Il 3 luglio 1944, quando la città del palio fu liberata, Verdone aveva già scritto il racconto premonitore Le bandiere, nel quale si diceva, appunto, dei senesi che si riversavano felici nelle strade sbandierando i vessilli delle Contrade. Tra le tante opere lasciate dal padre dell’attore Carlo Verdone (che fu anche, con Roberto Rossellini, direttore del romano Centro sperimentale di cinematografia), ci limitiamo a ricordare il libretto per l’opera lirica Il vecchio geloso (tratta da un intermezzo di Cervantes), che nel 1948 vinse il premio dell’Accademia Chigiana di Siena, il volume Teatro del tempo futurista del 1969 e l’ultimo suo lavoro, uscito nel 2009 per le Edizioni Sabinae, che ha per titolo A Cantalupo in Sabina.Versi e memorie.
#padriemadridellalibertà
Padri e Madri della Libertà

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