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Marko Feingold è morto all’età di 106 anni: salvò 100mila ebrei

Nato nel 1913 a Banska Bystrica (all’epoca in Ungheria e oggi in Slovacchia) e cresciuto a Vienna, fu arrestato dai nazisti nel 1939: fu liberato da Buchenwald l’11 aprile 1945. La vita di Feigold è degna di una sceneggiatura da grande schermo: tra le due guerre il giovane austriaco gira con il fratello l’Italia facendo il commesso viaggiatore e apprende con sorprendente facilità la lingua di Dante. Poi l’incubo delle persecuzioni naziste, una rocambolesca fuga e infine l’arresto. Durante il calvario dei campi di concentramento, perde l’amato fratello. Quando arrivano gli alleati, il 32enne pesa appena 40 chili. A Feingold viene riconsegnato l’abito che portava anni prima al momento dell’arresto.

Fu deportato ad Auschwitz, Neuengamme, Dachau e Buchenwald, nomi che tutto il mondo ricorda drammaticamente per lo sterminio degli ebrei. Lui ne uscì vivo. Il suo destino non era quello di morire in quei campi, sotto i colpi dei nazisti. Lui stesso racconta che il suo incubo finì nel 1945, quando gli americano lo salvarono e lo ritrovarono che pesava appena quaranta chili. “Mi volevano spedire nell’aldilà, da campo di concentramento a campo di concentramento. Oggi, invece, sono ancora qui, sono sopravvissuto a gran parte dei responsabili di allora” diceva in un’intervista per un libro che raccontava le sue gesta.

 

Nell’immediato dopoguerra, fino al 1947, Feingold ha accompagnato 100mila ebrei al valico del Brennero diretti in Palestina, salvandoli con uno stratagemma: convinceva le guardie che gli ebrei fossero ex internati italiani. Quando anche questa rotta fu chiusa, individuò un sentiero di alta montagna tramite il passo dei Tauri. In questo modo, nell’estate 1947, 5.500 adulti, bambini e anziani raggiunsero l’Alto Adige, per poi imbarcarsi verso la Palestina.

Un folto gruppo di ebrei in cammino sul passo dei Tauri nel 1947. Nell’estate del 1947 la valle Aurina, in Alto Adige, fu teatro dell’esodo di oltre 5 mila ebrei verso la Palestina. I profughi provenienti dall’Europa centro-orientale lasciarono l’Austria attraverso il passo dei Tauri, a 2.633 metri di quota, uno dei pochi punti ove era possibile valicare il confine senza incontrare guardie di frontiera, e giunsero a piedi in Italia, da dove si imbarcarono verso la Terra promessa. Questa via di fuga in alta montagna era stata individuata da Marko Feingold. Le migrazioni di profughi non sono un fatto di oggi e non sono state sempre verso l’Europa (ANSA/APC)

“Era enorme per me, ma in perfette condizioni. Questi sono i vantaggi di un’amministrazione efficiente”, ironizza Feingold nel libro
intervista di pochi mesi fa ‘Unfassbare Wunder’ (Miracoli inimmaginabili) della giornalista viennese Alexandra Föderl-Schmid e del fotografo Konrad Rufus Müller.

Questo piccolo-grande uomo non perse mai il suo humour, come testimonia anche la risposta data qualche anno fa all’arcivescovo di Salisburgo che voleva conoscere il suo segreto di longevità. L’ultracentenario rispose: “Faccia come me e si sposi una donna giovane”. Hanna Feingold ha infatti 35 anni meno di lui.

Feingold era il superstite più anziano della Shoah in Austria e forse anche in Europa. Dopo la guerra, quando l’Austria chiuse le frontiere agli ebrei diretti in Palestina, Feingold con uno stratagemma portò complessivamente 100mila persone verso sud, attraverso il Brennero, spacciandoli per ex internati italiani. Quando anche questa rotta fu chiusa, individuò un sentiero di
alta montagna tramite il passo dei Tauri. In questo modo, nell’estate 1947, 5.500 adulti, bambini e anziani raggiunsero l’Alto Adige, per poi imbarcarsi verso la Palestina. L’associazione Alpine Peace Crossing ricorda questo evento ogni anno con una marcia della pace su questa via di fuga.

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Ora da centenario andava nelle scuole a parlare della follia nazifascista e dell’esperienza dell’Olocausto. Con la fondazione dello stato d’Israele, Feingold si trasferì a Salisburgo dove inaugurò un negozio di abbigliamento «Wiener Mode». Le sue testimonianze, il suo dolore, le sue gesta rimarranno sempre impresse nella storia dell’umanità, nonostante una polmonite l’abbia portato via da questo mondo e dall’affetto dei suoi cari all’età di 106 anni nella giornata del 19 settembre 2019.

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