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Palermo- Arrestati gli aggressori del senegalese-aggravante razziale

PALERMO, 2 AGO – I carabinieri hanno arrestato e posto ai domiciliari Lorenzo Rigano, 37 anni, e Francesco Bono, 34 anni, i presunti aggressori del senegalese di 19 anni, Kalifa Dieng, picchiato e insultato alcuni giorni fa a Partinico (Pa).

Sono accusati di lesioni aggravate dall’odio razziale. Il provvedimento è stato disposto dal gip di Palermo Fabrizio Anfuso su richiesta del pm Gery Ferrara. Bono, che in un primo tempo era irreperibile è stato fermato a Ragusa.  Partinico (Palermo) – Per l’aggressione di Kalifa Dieng, il senegalese di 19 anni insultato e picchiato a Partinico (Pa) giovedì scorso, ci sono due presunti colpevoli. I carabinieri li hanno arrestati con l’accusa di lesioni aggravate dall’odio razziale, reati contestati dalla Procura di Palermo. I due, Lorenzo Rigano, operaio di 37 anni, e Franco Bono di 34 anni, sono stati individuati grazie al video girato dalle telecamere di un locale della piazza e ad alcuni testimoni che hanno assistito al pestaggio, vicino a un bar della cittadina. Bono era riuscito a sfuggire al provvedimento del gip Fabrizio Anfuso, su richiesta del pm Gery Ferrara, ma è stato intercettato a Ragusa e arrestato; entrambi sono ai domiciliari.

Il senegalese era in bici nella piazza di Santa Caterina e attendeva un operatore della comunità che stava cercando un giovane extracomunitario ancora non rientrato nella struttura quando è stato insultato da alcune persone sedute al tavolino di un bar: «Vattene via sporco negro, siete tutti figli di p… ve ne dovete andare dal nostro Paese». Poi l’hanno colpito a calci e pugni al viso ferendolo. Il ragazzo non ha reagito ed è stato portato all’ospedale di Partinico dove l’hanno medicato. Le indagini proseguono per identificare i complici che avrebbero tenuto fermo il ragazzo durante il pestaggio.

Non ci sarebbe alcun movente razzista, secondo la Procura di Catania, invece dietro all’episodio avvenuto tre giorni fa nel terminal del capoluogo etneo quando il bus dell’Etna trasporti, diretto a Taormina, ha lasciato a terra delle donne africane. Inutili le proteste di extracomunitari che erano a bordo che dicevano al conducente che le donne avevano comprato i biglietti e di un dipendente che ha cercato di attirare l’attenzione dell’autista battendo la mano sul finestrino. Gli stessi testimoni sentiti dalla polizia di Stato, compreso le due senegalesi, hanno confermato di non avere avuto alcuna lite o diverbio con l’autista, né di avere subìto insulti discriminatori da personale della ditta di trasporti. L’inchiesta potrebbe ipotizzare, come atto dovuto, la violenza privata, ma escludendo certamente l’aggravante del razzismo.

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