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Siria – Cade l’ultima roccaforte dei terroristi del kaliffato islamico .

Siria – Cade l’ultima roccaforte dei terroristi del kaliffato islamico .

Ad annunciarlo sul suo profilo Facebook  è Karim Franceschi ex combattente italiano volontario, noto per aver lottato a fianco delle brigate partigiane curde Ypg nella difesa di Kobane .L’ultimo baluardo dell’auto proclamato “califfato” è caduto. Poche ore fa centinaia di combattenti Isis si sono arresi alle Forze democratiche siriane, a guida Ypg.

Quattro anni fa, eravamo noi a resistere tra le macerie di Kobanê con una manciata di uomini e donne.Se oggi le posizioni fossero state invertite, assistereste ad esecuzioni di massa, decapitazioni e donne messe in schiavitù, ridotte a meri oggetti sessuali. Oggi Circa 240 miliziani dell’Isis si sono arresti alle forze democratiche siriane (SDF). Lo rende noto Rami Abdel Raham, responsabile dell’Osservatorio siriano per i diritti umani. Circa 500 civili, in particolare donne e bambini, avrebbero lasciato l’area di Baghuz. Negli scontri avvenuti negli ultimi 4 giorni, ha aggiunto Raham, sarebbero morti almeno 27 membri dell’Isis e 19 delle forze democratiche siriane. 

A Kobanê “Scrive Karim Franceschi ” abbiamo resistito nonostante la sproporzione di forze, e oggi quello che vedete non è l’espressione dell’ideologia malata dell’Isis, ma del Confederalismo Democratico. L’ideologia che guida le Ypg, parla innanzitutto di umanità. I prigionieri Isis non vengono torturati, ma sono trattati con dignità. Sono centinaia quelli incarcerati con cittadinanze europee, nel frattempo i nostri governi fanno orecchie da mercante alle richieste Ypg di riprendersi i propri cittadini.

Ma chi è Karim Franceschi?
Karim Franceschi è nato nel 1989 a Casablanca, figlio di un ex partigiano toscano e di mamma marocchina, a nove anni si è trasferito con la famiglia in Italia per i problemi di salute del padre, stabilendosi a Senigallia. Lì ha completato gli studi ed ha sviluppato la propria coscienza individuale e quella politica, dichiaratamente comunista. Nel 2014 ha preso parte ad un’iniziativa umanitaria che gli ha fatto conoscere in prima persona il dramma vissuto dalle popolazioni curde soggiogate alle truppe del Califfato a Kobane, in Siria.
Tale esperienza lo segnò a tal punto che decise di prendere parte alla battaglia per la difesa di quella città arruolandosi, nel gennaio 2015, nel YPK (Unità di Protezione del Popolo), ossia il braccio armato del movimento politico di cui l’autore, per sua stessa ammissione, è tutt’ora “innamorato”. Quindi, attraversando furtivamente nottetempo la frontiera turca, ha raggiunto la città di Kobane e dopo un brevissimo e rudimentale addestramento, che però ha messo in luce abilità a lui stesso sconosciute fino ad allora, ha partecipato per circa tre mesi ai tremendi combattimenti per la liberazione della città e all’inseguimento fino all’Eufrate delle truppe in ritirata del Daesh.
Franceschi, anzi “ Il comandante Marcello”, si è  guadagnato in quei mesi, sul campo, la stima degli altri combattenti dell’YPG, fino a diventare quasi una leggenda tra le truppe sulla linea del fronte. Infine, nel marzo del 2015 ha fatto rocambolescamente ritorno in patria per chiarire il suo ruolo nella forze di combattimento partigiane .Karim Scrive: I “foreign fighters” sono apparsi nella stampa e nel linguaggio ministeriale-burocratico con una accezione del tutto negativa, eppure abbiamo avuto un famoso “foreign fighter” italiano, di nome Giuseppe Garibaldi.
Ma come può un ragazzo italiano che aveva sparato solo nei videogiochi, la cui vita non era stata traumatizzata da attentati, guerre, vendette, divenire un soldato in un realtà totalmente diversa dalla sua? Come può uccidere? Cosa prova? Questa è l’altra domanda che Karim si aspetta sempre. Ha imparato a rispondere con una citazione: “Quando un terrorista  finisce nel mio mirino so che non ucciderà il ragazzino che ho visto sul ponte stamattina”.
Karim ritorna in Siria, combatte nel battaglione internazionale anarcocomunista , continua a avanzare col suo battaglione, ogni giorno vede gli orrori del Kaliffato, ogni giorno rischia la sua vita e quella dei suoi compagni per fermare questa follia islamista del Kaliffato islamico .

La marcia su Raqqa  rallenta fino a fermarsi dopo due settimane, mentre le’YPG ha consolidato la sua presa su una serie di villaggi liberati. Le’YPG controllano una regione di 4 milioni di persone nel nord della Siria conosciuta come Rojava. Le sue decine di migliaia di combattenti motivati ​​hanno combattuto contro ISIS per cinque anni. Gli aerei da guerra americani e francesi hanno coperto le loro manovre con attacchi aerei per le due passate, costringendo l’ISIS a scendere dalle strade e dalle autostrade e fuggire verso  il deserto, e di nuovo nelle rocche cittadine di Mosul e Raqqa.

Karim Scrive sulla sua pagina facebook per tenere aggiornati i suoi sostenitori che sono a migliaia :Guidare un battaglione non è facile.Guidarne uno internazionale, dove si parlano cinque lingue diverse, ancora meno .Nonostante le operazione per la liberazione di Al Karamah ed i villaggi circostanti siano state faticose, alle volte snervanti. Il battaglione ha trionfato, ritagliandosi uno spazio sempre più determinante, nellabattaglia contro l’Isis. Dopo aver spinto fino a 15 km da Raqqa ora torniamo a prendere fiato.Consci che la grande battaglia ancora ci aspetta, nella capitale dello Stato Islamico, là dove tutto ha avuto inizio.Di villaggio in villaggio Karim avanza col suo battaglione mietendo come rulli di tamburi la resistenza dei terroristi del Kaliffato che si ritira con enormi perdite .

Il 14 Luglio del 2017 Karim comunica che il suo battaglione è arrivato a Raqqa. I combattimenti si intensificano, molte le vittime da ambo le parti, ma i Curdi non demordono, attaccano senza indietreggiare, casa per casa, i combattimenti si fanno sempre più aspri .Karime scrive nel suo bollettino di guerra: Siamo ancora a Raqqa, ancora avanzando, e ancora, fino alla vittoria. Non un passo indietro!Eccoci qui, pochi momenti prima di assaltare la città vecchia , nel centro di Raqqa.

Il due Agosto sembra sconfortato, ha perso alcuni compagni,e qualcuno dei suoi è rimasto ferito, ma non si arrende, e scrive

Ieri non è stata una buona giornata. Un nostro compagno è rimasto ferito in uno scontro a fuoco che ci ha visto in netta inferiorità numerica.Vedere il sangue fluire di un proprio compagno è qualcosa di indescrivibile, ma ora sta bene, e noi continueremo a lottare anche per lui. Questo è quello che siamo, è quello che facciamo. Siamo l’unità d’assalto che fino ad ora ha liberato più territorio, a Raqqa.Siamo gli internazionalisti, siamo i partigiani, e viviamo.

La battaglia per la libertà di Raqqa si fa sempre più intensa, ma il battaglione di Karim continua a avanzare, senza paura come un maglio micidiale la furia dei partigiani della brigata internazionale si abbatte sui macellai dell’isis che arretrano e le prendono di santa ragione .

 

Karim Scrive

ISIS e la lotta per la democrazia.

Un filo rosso mi lega a quell’occidente che mi sono lasciato alle spalle. Lega me, e tutti i miei compagni della brigata internazionale che sto guidando. Ma non lega solo noi volontari occidentali. Lega anche gli arabi delle Forze Democratiche Siriane, i curdi delle Unità di Protezione del Popolo, le yazide YBŞ venute a liberare le proprie sorelle in catene, le unità cristiane MFS, un filo rosso ci unisce tutti. Unisce i popoli di questa terra, gli uomni e le donne che aspirano ad un mondo più luminoso. Qui il ritmo degli attacchi suicidi con autobomba è di tre al giorno. Scuotono e divelgono i nostri edifici. Eppure gli arabi con cui combattiamo trovano ancora il modo di rimanere indignati quando sentono di attentati in occidente. Di civili uccisi indiscriminatamente.

Di fronte alla brutalità dell’ISIS, qui rispondiamo fuoco con il fuoco, fucile contro fucile. Ma questa risposta non è la nostra soluzione all’entità ISIS. La liberazione di Raqqa è alle porte, questa è l’ultima roccaforte ISIS, capitale dell’erroneamente definito Stato Islamico.I bombardamenti americani sono senza dubbio un contributo importante per la battaglia di liberazione di Raqqa. Ma sta nel progetto Democratico, Confederalista, Autonomo, la ragione del nostro successo. Ciò ha permesso al nostro esercito multilinguistico di materializzarsi. L’alleanza formata su un’aspirazione comune. Lega cristiani, musulmani, yazidi. Unisce popoli che altrove si fanno la guerra. E sta ridisegnando i confini del Medio Oriente.

Abdullah Öcalan nel suo libro Confederalismo Democratico parla di un esperimento democratico, ambientalista, femminista, anti-capitalista che sfida la società patriarcale dello stato nazione. Parla di un mondo migliore, più democratico, sfidando quell’ordine prestabilito delle cose, che anche a noi europei sembra così immutabile.Oggi questo piano ambizioso è la costituzione fondante di queste moltitudini di autonomie.

E io da comunista italiano, che combatte l’ISIS, avanzo metro per metro, con la mia brigata internazionale, sostituendo il fascismo del califfato nero, con questo progetto socialista.E se come dicono la tempesta viene prima della calma, allora ben venga la tempesta.Ben venga questa brutale battaglia per l’umanità, se una democrazia senza precedenti può liberare la stessa umanità dalle catene.E mi cambio la mimetica lorda di sangue di nemici e compagni. E continuo così nella stessa direzione, sempre avanti. Fino alla vittoria. Raqqa 21 Agosto, prima linea.
Comandante Marcello

 

Settembre del 2017 Karim Franceschi durante un combattimento resta gravemente ferito,è lui stesso a comunicarlo dopo essere stato soccorso dai suoi compagni .Rientrera in italia per essere curato, ma non si ferma, continua a sostenere la campagna per i diritti dei curdi che hanno perso migliaia di persone per fermare l’avanzata dell’isis

Ci sono andato vicino, questa volta…

Dopo essere stato trasportato d’urgenza all’ospedale più vicino, i compagni internazionalisti mi sono venuti a trovare. Mi hanno chiesto un video messaggio per i compagni rimasti a Raqqa a combattere, ancora preoccupati. È già passato un mese, molte cose sono successe nel frattempo.
Dopo un tempo di convalescenza in ospedale ho deciso di passare il comando del battaglione internazionale ad un compagno di nazionalità francese, e ora sono di ritorno in patria, per sottopormi ad interventi chirurgici.
Oggi il battaglione internazionale sta tornando a Raqqa, prenderà parte alla liberazione dell’ultima fetta di città, ancora occupata dall’Isis.

17 Ottobre 2017: Raqqa viene finalmente liberata, i terroristi sono in fuga, molti si arrendono, ma la città è completamente distrutta .La battaglia finale per riconquistare la roccaforte Isis ha visto almeno 3.200 morti da Giugno ad Ottobre del 2017 , tra cui non meno di 1.100 civili. Almeno 267 i bambini e 194 le donne decedute.

Già dalla  domenica prima , quando era cominciato l’assalto finale alla città, centinaia di miliazianidi Daesh e migliaia di civili, tra cui le famiglie degli stessi estremisti, erano stati evacuati da Raqqa in base a un accordo raggiunto tra le Sdf e lo Stato islamico, con la mediazione di capi tribali locali. Anche ai foreign fighters era stato permesso di lasciare la città, nonostante l’opposizione soprattutto dei servizi segreti, convinti che in città si nascondessero anche le menti degli attentati di Parigi. Secondo le Sdf sono stati evacuati nei giorni scorsi circa 3000 civili e 275 miliziani dell’Isis, mentre tra i 250 e i 300 jihadisti stranieri hanno rifiutato l’accordo.

Dopo essere tornato in Italia, Karim inizia una campagna di sostenimento per la ricostruzione di scuole e ospedali, scrive alcuni libri che diventano oggetto di culto per moltissimi lettori .Dal   Il combattente   edito da Bur scritto durante il suo primo rientro in Italia nel 2016 per sostenere la ricostruzione dell’ospedale di Kobane, “Karim ha donato tutti i proventi” .

Storia dell’italiano che ha difeso Kobane dall’Isis
Karim Franceschi,Fabio Tonacci     

Al libro non morirò stanotte dove Karim racconta la tragedia della guerra e la lotta per la liberazione del popolo curdo dal dominio dell’ISIS

Karim Franceschi
19 agosto 2018

Raqqa, l’ex capitale del califfato autoproclamatosi Stato Islamico, fino all’ottobre scorso, era nota per decapitazioni, mercati di schiave sessuali e Burqa forzato sulle donne. Oggi, un’amministrazione locale sta cercando di portare i diritti delle donne in questa città siriana, una volta governata dai jihadisti.

Le Forze Democratiche Siriane(SDF) hanno liberato Raqqa in ottobre e da allora, il Consiglio Civile di Raqqa (RCC) è stato messo a capo della città. Tra le sue responsabilità c’è quella di eliminare tonnellate di macerie e cercare di fornire elettricità e acqua, tra le altre cose.L’RCC, ora co-presieduto da una donna, si concentra sul portare non solo servizi municipali alla sua gente. Un esempio recente è uno sforzo guidato dal suo Ufficio delle Donne, per l’apertura dell’11 agosto di un locale Consiglio delle donne nel quartiere di Bedo, il terzo finora nella città.

Karim Franceschi

Erdogan ha annunciato che una nuova offensiva militare contro il Rojava è imminente. Il leader turco dice che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dato una “risposta positiva” all’offensiva pianificata da Ankara nel nord della Siria.L’offensiva è mirata contro le Unità di protezione del popolo (Ypg) presenti in Rojava, e sono tante le bande jihadiste presenti ad Idlib che hanno annunciato la loro partecipazione.Questo significa che Kobane, la prima città a Est dell’Eufrate, ora corre il più grande pericolo dall’assedio del 2014/15.E via via una serie di comunicati importanti che rilevano la capacità di questo eroico partigiano internazionalista di denunciare pubblicamente le condizioni di vita di un popolo eroico che il più delle volte viene chiamato terrorista dalla Turchia di Erdogan che, non si fa scrupoli di sorta nel bombardare le Ypg per i suoi abbietti motivi .I Curdi, quegli eroi di cui il partigiano Karim ha abbracciato la causa a rischio della propria vita che hanno sconfitto L’isis pagando un prezzo enorme di vite umane . 

Grazie Karim, hai dato una lezione di vita a tanti eroici eroi da tastiera dimostrando che le palle le hanno coloro che credono nella causa della libertà mettendosi in gioco con la propria vita stessa. hai dimostrato che le’YPG non sono  la  tipica fazione etnica o settaria, o terrorista come come definito da  chi odia il popolo curdo. . I Curdi stanno attuando questi ideali di libertà in Rojava, e questo ha attirato una  legione di internazionali di sinistra, come te , che ha risposto all’appello da quasi tutti i continenti per aiutare gli YPG a battere ISIS e stabilire un collettivo  tra le macerie della guerra – unA ” democrazia senza stato “ugualmente contraria al fondamentalismo islamico e alla modernità capitalista. La chiamano la rivoluzione Rojava, io la chiamo Libertà per il popolo curdo 

 

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