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The Shoah Party, la chat dell’orrore

Scambiavano video a luci rosse, immagini pedopornografiche, scritte inneggianti a Adolf Hitler, Benito Mussolini, all’Isis e postavano frasi choc contro migranti ed ebrei. A scatenarsi per mesi su WhatsApp è stato un gruppo di ragazzini italiani, che avevano creato una chat dell’orrore intitolata “The shoah party”, che da Rivoli, alle porte di Torino (gestita da due 15enni), avrebbero diffuso in tutta Italia foto di “una violenza inaudita”, “scene di brutalità inenarrabile”, secondo gli investigatori. Nella chat, girava un filmato, in cui un adulto abusa di una neonata di nemmeno un anno.

Immagine repertorio bullismo via chat

Un altro video, riprende una bambina dall’apparente età di 11 anni mentre fa sesso con due ragazzini, forse di poco più grandi di lei. Le inquadrature si soffermano sul viso della bimba che ride, come stesse partecipando a un gioco, senza rendersi conto di quello che sta accadendo. Quelle immagini sono accompagnate da commenti che sembra incredibile possano essere firmati da adolescenti: «Eppoi dicono che i preti non devono stuprare i bambini». Non mancano gli insulti: «Sei solo una p…». C’è anche chi pubblica la foto di una ragazzina nuda, invitando a fare sesso con minorenni e a consumare droga. Ma non finisce qui. Tra i file inviati sulla «The Shoah party», c’è anche quello su alcuni bambini africani che si dissetano con l’acqua di una pozzanghera. Anche qui, il commento è feroce: «Minchia il Nesquik» a cui seguono frasi che inneggiano a Hitler, a Mussolini e a Bin Laden.Grazie alla denuncia di una madre, che nel gennaio scorso si è recata dai carabinieri di Siena per denunciare di aver rinvenuto nello  smartphone del figlio 13enne video pedopornografici, è scattata un’indagine che ora vede indagati 25 ragazzi, 16 minorenni, tra i 13 e i 17 anni, e 9 maggiorenni tra 18 e 19 anni. All’alba di ieri sono scattate le perquisizioni coordinate dai carabinieri di Siena, che hanno condotto la delicata inchiesta, in Toscana, Val d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Campania, Puglia e Calabria nelle abitazione degli indagati, residenti in 13 province.

La Procura per i minori di Firenze ha indagato tutti per detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico, istigazione all’apologia di reato avente per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali. Il più ‘anziano’ del gruppo ha compiuto da poco 19 anni, il più giovane ne ha 15. A far parte della chat dell’orrore vi erano anche 6 ragazzi, poco più che bambini, tutti di età inferiore ai 14 anni, quasi tutti 13enni, e, per questo ritenuti dalla legge non imputabili. “Se non fosse stato per quella denuncia della madre a gennaio l’indagine non sarebbe partita né a Siena nè altrove – spiegano i carabinieri – Perchè un gruppo WhatsApp non conosce confini e quell’espressione degradante di malcostume ha interessato molte  regioni d’Italia. Moltissimi ragazzini hanno potuto osservare le immagini di pedopornografia, di enorme violenza, di apologia del nazismo e dell’islamismo radicale che vi erano contenute”. E’ in quegli abissi di degrado che i carabinieri hanno dovuto lavorare, attraverso intercettazioni telematiche richieste e ottenute dalla Procura dei minori di Firenze, sotto il coordinamento del  procuratore Antonio Sangermano e dalla Procura distrettuale di Firenze competente per materia, grazie ai decreti emessi dal pm Sandro Cutrignelli.

Fonte Corriere Fiorentino

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