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Vadimin Papura : Martire Antifascista massacrato dai fascisti Ukraini

Vadimin Papura : Martire Antifascista massacrato dai fascisti Ukraini

Immaginatevi centinaia di squadristi che attaccano e incendiano la camera del lavoro della vostra città, immaginatevi che all’interno di questo edificio brucino vive decine di persone, che quelli che cercano di scappare fuori vengono assassinati all’esterno a colpi di mazza.E infine, immaginate gli squadristi entrare nella camera del lavoro ancora fumante, a finire i superstiti. Questi fatti sono accaduti  il 2 maggio 2014  a Odessa.

l 2 maggio,2014 un gruppo di manifestanti oppositori alla giunta di Kiev viene attaccato da quella che apparentemente sembrava essere una folla calcistica, estremisti di destra, arrivati in città per la partita di calcio Odessa – Kharkiv. Gli oppositori si rifugiano dentro la Casa dei Sindacati, che viene circondata dalla folla. A questo punto entrano in azione veri e propri gruppi paramilitari, che bloccano l’ingresso del palazzo e iniziano a incendiarlo con un fitto lancio di bottiglie molotov.

La pianificazione del massacro emerge da una serie di dettagli che vanno da provocatori che prima dell’azione indossavano insegne da federalisti, la cosiddetta tattica della “false flag”, a personaggi sulla sommità dell’edificio in possesso delle chiavi delle grate di ferro d’accesso al tetto. Per non parlare della trappola ai manifestanti in fuga appena entrati nel palazzo da parte di squadristi appostati dietro le porte, che rivela come fossero lì già da prima.

Tra arsi vivi, morti per esalazioni da gas e altri ancora ammazzati dentro e fuori il palazzo a colpi di mazze asce, pistole (due donne incinte, una strangolata col filo del telefono, l’altra prima stuprata in gruppo, poi assassinata), i dati ufficiali parlano di una quarantina di morti. In realtà il numero delle persone assassinate potrebbe essere anche di oltre trecento, oltre a un numero imprecisato di feriti.

In alcune ricostruzioni fatte da giornalisti e blogger indipendenti, si ventila persino l’ipotesi che in realtà l’incendio sia stato limitato solo alla parte sottostante dell’edificio e che commandos di assassini si fossero già appostati in precedenza dentro il palazzo e sul tetto, ammazzando con armi da taglio e da fuoco gli oppositori anti-Maidan e simulando poi la morte per rogo, spostando e bruciando molti dei corpi.

 

Il diciassettenne Vadim era tra coloro che non sarebbero usciti vivi dal rogo della Casa dei Sindacati.

Studente al primo anno dell’Università Nazionale di Odessa Mechnikov, attivista del Komsomol e del Partito Comunista d’Ucraina, quel giorno si trovava nel Campo di Kulikovo. Quando arrivò la notizia che ultras si muovevano in quella direzione, non volle scappare e assieme agli altri compagni si è rifugiato nella Casa dei Sindacati. Secondo le parole della mamma Fatima, Vadim partecipava ad ogni possibile manifestazione e assemblea per le sue idee. Quella del 2 maggio è stata l’ultima.

“Mio figlio è morto in quella terribile notte. «Avevamo una gran sete e siamo andato alla stazione a comprare dell’acqua. Quando tornavamo, abbiamo visto che dalla parte destra della Casa dei Sindacati giacevano a terra dei corpi. Attorno un cordone di polizia. Ci siamo avvicinati. Mio marito mi ha chiesto se avessi visto Vadim. Ho risposto di no, ma poi… abbiamo visto su uno dei corpi i pantaloncini della tuta di nostro figlio, e abbiamo capito tutto… ».

Non aveva ancora 18 anni. Era lì per ll suo ideale e i suoi principi. E ora non c’è più. Quando hanno dato fuoco alla Casa dei Sindacati, lui era lì dentro. Provando a scappare dal fuoco è caduto dalla finestra. Il mio bambino era là steso a terra con la testa sanguinante”.

L’identificazione, i funerali… tutto questo è passato davanti all’infelice donna come nella nebbia. Ora per lei la cosa assolutamente più importante è che gli assassini del figlio vengano trovati e puniti secondo la legge. Ma è difficile credere nel buon esito delle indagini. Tutti capiscono perfettamente perché l’indagine non va avanti. Perché i manifestanti del Campo di Kulikovo sono accusati di separatismo, terrorismo, di essersi da soli dati alle fiamme. Ma queste sono sciocchezze.

Non c’era alcun separatista. Non si trattava della divisione dell’Ucraina. I manifestanti erano là contro il fascismo. Contro tutto ciò che sta accadendo adesso nello stato. Nel paese il fascismo avanza, a viso aperto e impunito. Trovo spaventoso che là c’erano molti giovani, che possono continuare a camminare per le strade sentendosi impuniti. Uccideranno ancora altre persone. Non avranno alcun limite: bambino, donna, o vecchio che sia. Le autorità non puniscono o reprimono i loro crimini. E, purtroppo, più passa il tempo e meno possibilità abbiamo che possa prima o poi prevalere la giustizia», conclude Fatima Papura.

 

Opionione :
I gruppi paramilitari nazisti, nati il golpe spacciato per “rivoluzione democratica”, voluto, pagato, ordito, armato dalle intelligence USA e dell’UE, già da mesi effettuavano pogrom, linciavano e assassinavano gli oppositori, chiudevano sedi politiche, gettavano nel terrore la popolazione russofona dell’Ucraina, riportavano in auge il boia criminale Stephan Bandera, l’icona del nazionalismo filonazista al servizio del Terzo Reich.

Lo potevano fare in quanto braccio militare e terroristico della giunta golpista ucraina, con il sostegno delle cancellerie dei paesi NATO, dei loro servizi di intelligence e i loro consiglieri militari.

Il massacro di Odessa, nasce come repressione preordinata e pianificata sulle opposizioni, con la finalità di terrorizzare tutti coloro che stavano trovando nella rivolta in Novorossiya e nel ritorno a suffragio popolare della Crimea alla Russia di due mesi prima, un’alternativa al totalitarismo nazista. In quei giorni si era alla vigilia del referendum secessionista nelle regioni di Donetsk e Lugansk. La scelta fatta dai gruppi dirigenti golpisti è stata quella del terrore.

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