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“Walter Audisio ” La fucilazione di Mussolini

Nato in una modesta famiglia di impiegati, lavorò per anni come ragioniere; nel 1931 aderì al Partito Comunista d’Italia, in un gruppo clandestino di Alessandria, ma fu scoperto dall’OVRA che, nel 1934, lo confinò a Ponza Cinque anni dopo, nel 1939, Audisio chiese una licenza per tornare ad Alessandria e ricoverarsi in ospedale, essendosi ammalato di pleurite. Per ottenere il permesso, fu costretto a fare richiesta al duce di proscioglimento dal confino, previa abiura dei suoi “principi sovversivi” Durante la Seconda guerra mondiale Audisio prese a militare con i partigiani, organizzando nel Monferrato le prime bande. Successivamente comandò le formazioni della brigata Garibaldi, operanti in provincia di Mantova e nel basso Po; aveva il nome di battaglia di “colonnello Valerio” e la falsa identità di Giovanbattista Magnoli.

All’inizio del 1945, fu affidata ad Audisio la responsabilità dei compiti di polizia militare presso il comando generale del Corpo volontari della libertà. Contestualmente alla proclamazione dell’insurrezione nazionale (25 aprile 1945), il CLNAI – Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, riunitosi a Milano aveva approvato un documento organico ove, all’art. 5 si prevedeva che: “i membri del governo fascista e i gerarchi fascisti colpevoli di aver contribuito alla soppressione delle garanzie costituzionali, d’aver distrutto le libertà popolari, creato il regime fascista, compromesso e tradito le sorti del paese e di averlo condotto all’attuale catastrofe, sono puniti con la pena di morte e, nei casi meno gravi con l’ergastolo”. L’esecuzione era comunque subordinata ad una sentenza dei tribunali di guerra da costituirsi in base all’art. 15 del documento medesimo

Appena a conoscenza dell’arresto di Benito Mussolini – effettuato a Dongo dai partigiani della 52ª Brigata Garibaldi “Luigi Clerici” nel pomeriggio del 27 aprile – la direzione del CLNAI decise di agire senza indugio e di giustiziarlo immediatamente, evitando la consegna di Mussolini agli alleati. Walter Audisio fu quindi incaricato di eseguire la volontà del comitato mediante processo sommario e immediata fucilazione. A tal fine la sera del 27 aprile 1945, a Milano, insieme ad Aldo Lampredi, nome di battaglia Guido, ispettore del comando generale delle Brigate Garibaldi e uomo di fiducia di Luigi Longo, Audisio contattò immediatamente il generale Raffaele Cadorna con la richiesta di un salvacondotto, che, sia pur con molta riluttanza, gli fu accordato

Alle 7 del mattino del 28 aprile, il colonnello Valerio partì dalla scuola di Viale Romagna, Milano, con il supporto di una dozzina di partigiani provenienti dall’Oltrepo’ Pavese, agli ordini di Alfredo Mordini “Riccardo”. Giunto a Como, Audisio esibì il lasciapassare di Cadorna al nuovo prefetto Virginio Bertinelli e al colonnello Sardagna, assicurando loro che avrebbe trasferito i prigionieri a Como e, in un secondo momento, a Milano. Trattenuto a Como fino alle 12.15, Audisio raggiunse Dongo, ove nel frattempo era giunto Lampredi, intorno alle 14.10.

Incontratosi con il comandante della 52ª Brigata Garibaldi, Pier Luigi Bellini delle Stelle, Valerio comunicò di aver avuto l’ordine di fucilare Mussolini e gli altri prigionieri; le sue credenziali furono ritenute attendibili dal suo interlocutore che acconsentì. Alle 15.15 Audisio e Lampredi si mossero verso Mezzegra, distante 21 km, più a sud, dove – in frazione Bonzanigo – Mussolini era prigioniero, accompagnati dal partigiano Michele Moretti “Gatti”, che era a conoscenza del luogo. Audisio era armato di un mitra Thompson, che non risulterà esser stato utilizzato al momento della sua riconsegna al commissario politico della divisione partigiana dell’Oltrepò, Alberto Maria Cavallotti

Lampredi era armato di pistola Beretta modello 1934, calibro 9 mm; Moretti di mitra francese MAS, calibro 7,65 lungo .Poco dopo le ore 16 del 28 aprile l’ex duce e la sua amante Claretta Petacci furono prelevati e – dopo un breve viaggio in vettura – obbligati a scendere in un angusto vialetto (via XXIV Maggio) davanti a Villa Belmonte, un’elegante residenza in località Giulino di Mezzegra, per essere fucilati. La storiografia italiana ha molto dibattuto su ciò, tanto che esistono diverse versioni sull’accaduto. Tuttavia, le varie versioni fornite o riferite a Walter Audisio, pur differendo su particolari minori, descrivono la stessa meccanica dell’evento. L’ultima descrizione degli stessi, pubblicata postuma, a cura della moglie di Audisio, è sostanzialmente confermata dal memoriale di Aldo Lampredi, consegnato nel 1972 e pubblicato su “l’Unità” nel 1996.

Moretti e Lampredi sono inviati a bloccare la strada nelle due direzioni. Valerio tenta di procedere nell’esecuzione ma il suo mitra si inceppa; chiama allora Moretti che, di corsa, gli porta il suo. Con tale arma il colonnello Valerio scarica una raffica mortale sull’ex capo del fascismo. La Petacci, postasi improvvisamente sulla traiettoria del mitra, è colpita ed uccisa involontariamente. Viene poi inferto un colpo di grazia sul corpo di Mussolini con la pistola. Di certo, un colpo di pistola è inferto anche su Claretta Petacci, in quanto due proiettili, calibro 9 mm corto, compatibili con quelli della pistola del Lampredi, furono rinvenuti nel corpo della donna, nel corso dell’esumazione effettuata il 12 aprile 1947.

Radio Milano Liberata da l’annuncio dell’esecuzione di Mussolini

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Sul luogo dell’esecuzione furono poi rinvenuti proiettili calibro 7,65, compatibili con quelli del mitra francese del Moretti. Alle 17 circa, dopo aver eseguito la sentenza del CLNAI, Audisio rientrò a Dongo per fucilare gli altri gerarchi. Alle 17.48, sono giustiziati tutti i 15 soggetti che, verso le ore 15, “Valerio” stesso aveva individuato nella lista dei prigionieri della 52ª Brigata Garibaldi. Il numero dei fucilati eguagliava quello dei partigiani, che, per rappresaglia, il 10 agosto 1944, i tedeschi avevano fatto fucilare dai fascisti ed esporre al pubblico in Piazzale Loreto a Milano, ciò dimostrerebbe l’intenzione di voler vendicare quella strage. Marcello Petacci, inizialmente non compreso nell’elenco dei giustiziati, tentò la fuga a nuoto nel Lago di Como, ma fu raggiunto da raffiche di mitra e perì anch’egli.

Piazzale Loreto,Verso le 18, caricati i cadaveri su un camion (compreso quello del fratello di Claretta), Audisio partì per Milano passando ad Azzano a recuperare anche i corpi di Mussolini e della Petacci. Durante il viaggio di ritorno si imbatté in altri partigiani e in posti di blocco alleati che gli dettero qualche problema, sino all’intervento del comando generale che autorizzò il proseguimento della colonna. Alle 3.40 di domenica 29 aprile la colonna giunse in Piazzale Loreto, ove Audisio decise di scaricare i cadaveri a terra, proprio dove le vittime della strage del 10 agosto 1944 erano state abbandonate in custodia a militi fascisti

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